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Di noi Italiani. C’è chi deve lavorare, la sera di Italia-Inghilterra. Sono tanti, più di quanti possiamo immaginare. C’è chi gira, con le pizze in macchina, e rimbalza tra la radio e la tv della pizzeria. E vede, invece, persone sedute su una panchina. Mangiano un gelato, camminano. Un ragazzo mangia una pizza seduto fuori dalla pizzeria: il televisore è alle sue spalle, forse nemmeno lo sa, che emozioni si provano. Italia-Scozia del 17 novembre 2007 l’ho sentita così. La temperatura era bassa e perciò la pizzeria affollata. Il chiacchiericcio di fondo non permetteva di capire chiaramente cosa dicesse la radio (ai tempi non avevamo il televisore, in pizzeria). Non interessava a nessuno la gravissima eventualità di non partecipare all’Europeo, da campioni del mondo in carica. Poi ci pensò Christian Panucci: segnò mentre guidavo, e ricordo l’immagine di me stesso, di come deve avermi visto qualche passante, battere i pugni sul volante.

Ma arriva anche quel momento, il momento in cui devi spegnere la radio. Scendi dall’auto, ottimizza i tempi: citofono, bagagliaio, «pizze!», portone e ascensore. Che non arriva mai. Horror vacui. Senti un urlo e frughi nella tasca alla ricerca del cellulare: ancora fermi sullo zero a zero. Scoprirai, poi, che quell’urlo era De Rossi, a un metro dalla porta, che spediva fuori di sinistro.

Stringi i tempi, disegna traiettorie nelle corsie dell’ospedale, perché anche in “Terapia intensiva”, la sera di Italia-Inghilterra, si mangia la pizza. Dieci minuti, i dieci minuti finali. Raggiungi gli amici. Stasera c’è tutta la compagnia. Il televisore all’aperto, l’odore della griglia che lentamente disperde il suo calore. Le birre. «Passatemene una». Lo so, me lo sento: sarò determinante, perché sono quelle cose stupide, di noi Italiani. Segnerà l’Inghilterra nei dieci minuti finali, perché ho rotto l’equilibrio. Questa è una di quelle partite, se sbagli troppo, alla fine la paghi. Gli Inglesi lo sanno: non affondano più, quando hanno la possibilità del contropiede. Preferiscono tenere la palla, vogliono i rigori.

Il resto della storia lo conoscete già. L’equilibrio, perché un equilibrio c’era, ieri sera, attorno al tavolo. L’equilibrio – dicevo – lo rompe Andrea Pirlo, a vantaggio nostro. Con un tocco che ha il rumore di una birra stappata, di una Peroni formato famiglia.

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