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Non sono un grande escursionista, ma ci sono quelle volte – un paio all’anno – in cui ci si infila lo zaino in spalla, con un gruppo di amici. E un po’ all’avventura, e un po’ bambini – come quando si andava per dieci giorni in montagna con l’Oratorio, in estate – si affrontano sentieri guardando per terra, attenti a dove si mettono i piedi, e guardando il cielo, alla ricerca di un indizio che ci sveli la meta, oltre l’orizzonte delle montagne. «Dev’essere lì dietro, dietro a quello spuntone», «questa mi sembra che sia l’ultima salita». Non è mai così.

Diga sul lago di Monte Spluga.

L’avventura, questa volta, si chiama «Gola del Cardinello», un pezzetto della via Spluga, che da Isola porta a Stuetta, sul lago di Monte Spluga. Quasi 700 metri di dislivello, su un sentiero non troppo impegnativo, ma con passaggi decisamente spettacolari. Perché il sentiero non è molto impegnativo, appunto, ma a tratti è intagliato nella roccia nuda e così, a sinistra, c’è solo il vuoto. Il Liro, laggiù in fondo, a tratti scompare. E la gola è stretta, non offre molto campo alla vista, e le nuvole, che a tratti scaricano acqua, si ammassano. Così lo sguardo rifiuta il cielo, e corre ai piedi e, dai piedi, allo strapiombo. Ci sono alcune immaginette raffiguranti la Madonna, appoggiate negli anfratti scavati nella roccia, che fanno tornare in mente le note storiche sul sentiero, secondo le quali, nel dicembre del 1800, lo stratega Napoleone lanciò una manovra contro l’Austria lungo due direttrici. La prima, dalla Baviera, la seconda, dal Tirolo, dove confluì anche l’armata dei Grigioni, costituita da 15.000 uomini e guidata dal generale MacDonald. La strada più breve passa per Chiavenna, e quindi per il passo dello Spluga. E per la Gola del Cardinello. 15.000 uomini, armati, con le bestie al seguito. Rumori, e onde sonore, e vibrazioni. Slavine e panico.

San Rocco.

MCMXXXI, c’è scritto sulla diga del Lago di Monte Spluga. La nostra meta, incastrata tra due montagne. O meglio, l’inizio di un ritorno alternativo, percorso a lungo in quota, tra le colline a forma di dosso, di Andossi. Cerchiamo la località di San Rocco, per cominciare la discesa vera e propria. San Rocco è una chiesetta in mezzo a un prato verde, che finisce nel grigio delle nuvole. E dietro alle nuvole una nuova storia.

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