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Ieri, Bersani ha presentato la sua «Carta d’intenti» per il PD e per il Paese. In dieci punti. Condivido questa visione:

La nostra visione assume il lavoro come parametro di tutte le politiche. Cuore del nostro progetto è la dignità del lavoratore da rimettere al centro della democrazia, in Italia e in Europa. Questa è anche la premessa per riconoscere la nuova natura del conflitto sociale. Fulcro di quel conflitto non è più solo l’antagonismo classico tra impresa e operai, ma il mondo complesso dei produttori, cioè delle persone che pensano, lavorano e fanno impresa.

Finalmente la parola «conflitto», perché la politica, in quanto tale, è anche conflitto. Ovviamente, una delle leve per restituire dignità al lavoro è quella fiscale, e così Bersani propone uno scivolamento del carico fiscale dai redditi ai patrimoni. E i patrimoni sono sostanzialmente di due tipi, mobili e immobili:

Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari.

Un altro modo per restituire dignità al lavoro è combattere la diffusa illegalità che regna in questo Paese e punisce chi lavora «legalmente». Ma per ora fermiamoci alla riforma fiscale. La tassazione dei grandi patrimoni immobiliari è un atto dovuto, perché sono l’investimento meno produttivo che ci sia – e forse il fatto che l’Italia non abbia sofferto di una bolla immobiliare come altri Paesi «deboli» dell’Eurozona indica una bolla permanente -, perché distraggono capitali da investimenti sul lavoro, perché fruttano rendite odiose, perché, ultimo ma non ultimo, consumano il suolo.

Oggi, l’alleanza tra Partito Democratico e Unione di Centro sembra stringersi notevolmente, e così mi è venuto in mente un pezzo dell’Espresso di qualche tempo fa che, citando i dati sui partiti dei bilanci pubblicati in Gazzetta Ufficiale, faceva un quadro complessivo su entrate e uscite di ogni singolo partito. Ed è interessante notare che nel 2010 la seconda entrata dell’UdC, dopo i rimborsi elettorali (che, si spera, diminuiranno), sono state le donazioni private, ammontanti a 600.000 euro (PD 770.000 euro, PdL 685.000 euro), provenienti in grandissima parte dalla famiglia Caltagirone (400.000 euro). Forse è il caso di avvisare i Caltagirone, ché quei soldi li mettano da parte, per versarli nelle casse dello Stato. Forse, appunto. Basta crederci.

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One thought on “L’alleato per non cambiare le cose

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