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Lo ricorderete di sicuro, l’intervento del marzo 2009 di Debora Serracchiani, all’Assemblea nazionale dei circoli del Partito Democratico. Chiaro, limpido, comprensibile a tutti. Diretto. Diretto contro i meccanismi che da tempo ingessano il Partito Democratico, e che spesso lo fanno attorcigliare su se stesso.

In quel famoso discorso, che proiettò Debora verso il Parlamento Europeo, c’erano questi passaggi:

Abbiamo bisogno di una nuova generazione politica, che non è solo una questione anagrafica, ma è una questione di mentalità, una mentalità che non sia ancorata alla difesa dell’identità, ma votata alla costruzione del Partito Democratico. Una mentalità che è difficile riscontrare in quelli che per anni hanno vissuto come ad opposte fazioni e che non è detto che esista in coloro che indichiamo come dirigenti solo perché sono giovani o perché sono “figli di”. Non basta, non basta: ci illudiamo se crediamo che il cambiamento avvenga spontaneamente, noi dobbiamo conquistarlo.

Chiudo nel chiedere che le indicazioni per le Europee non ci vengano date dai segretari regionali, ma che ci vengano chieste a noi come circoli.

Mi è venuto in mente quel bel discorso dopo aver letto questo articolo, che mi è sembrato stonato per diversi motivi. Il primo è per l’attacco a Matteo Renzi, che «dovrebbe restare a fare il sindaco di Firenze […] Se fossi in lui – prosegue – mi sarei presa un po’ più di tempo perchè i fiorentini vogliono un sindaco che magari resti a lungo». Questa cosa è divertente perché il mandato da parlamentare europeo di Debora scadrà un anno dopo (2014) le elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia (2013), alle quali – stando a quanto riportano i giornali – si candiderà presidente. E la candidatura gliel’avrebbe offerta Pierluigi Bersani in persona, e «senza le primarie perché non si è presentato nessuno». Il mandato di Renzi, invece, scadrà nel 2014, un anno e mezzo dopo – circa – le primarie.

Sempre che le primarie si faranno, perché pare che Serracchiani voglia esportare il modello friulano:

Quanto alle primarie la Serracchiani spera che «non si facciano». E «se si fanno potrei non andare nemmeno a votare. I problemi del Pese sono altri, è uno spreco di energie, un leader del Pd lo abbiamo: sarebbe come scegliere le tendine mentre il Palazzo sta crollando».

E in tutto ciò, ma soprattutto nella candidatura alle regionali, ricordiamo che Debora Serracchiani, durante il congresso 2009, sostenne Dario Franceschini, principale sfidante di Bersani.

Insomma, qualcosa di stonato, rispetto a quel bel discorso, c’è. O forse è solo passato molto tempo.

Tutte queste cose, sia chiaro, le scrive Il Sole 24 Ore.

Comunque, quel bel discorso me lo sono sentito fino alla fine, perché era davvero bello. E, quasi alla conclusione, mi sono illuminato sentendo queste parole:

Noi – a Udine, sul testamento biologico – abbiamo lanciato un’idea: il nostro regolamento, all’articolo 28, prevede il referendum consultivo sugli argomenti e sui temi che riguardano la politica del Partito: questo non è un tema sul quale va sentita la base? Io penso di sì.

E anche noi – guarda che coincidenza! – pensiamo che ci siano diverse questioni che debbano essere discusse dalla base del PD. Discusse, sviscerate e votate. Per tutto questo c’è Referendum Pd. Per ora su Facebook, e presto online.

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One thought on “Era davvero un bel discorso

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