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Sulle regole delle primarie si sta facendo un pasticciaccio, questo è chiaro a tutti. Le regole devono essere cambiate, se si vuole concedere a Matteo Renzi e a tutti gli altri candidati oltre a Pierluigi Bersani, di poter partecipare, dato che, allo stato attuale, è previsto che possa partecipare alle primarie di coalizione un solo iscritto al Partito Democratico: il suo segretario. Le indiscrezioni vogliono che la bozza che sarà portata all’Assemblea nazionale del Partito Democratico, sabato, prevederà dei punti fondamentali.

  • Ritiro di una sorta di certificato elettorale, in un periodo antecedente al voto non precisato, e conseguente inserimento in un albo pubblico;
  • Doppio turno, fortemente legato al primo: solo chi voterà al primo potrà votare al secondo;
  • Sottoscrizione di un “patto di coalizione” tra i candidati.

Il primo punto è una mezza schifezza, soprattutto per quanto riguarda il certificato elettorale. L’albo c’è sempre stato, ma non pubblico.

Il secondo punto è una schifezza e basta.

Il terzo punto esiste solo sulla carta, dato che Tabacci fa sapere che l’Api, «è fuori dal campo del centrosinistra», e Vendola fa sapere che «le regole delle primarie si definiscono dopo il 6 di ottobre. Quella di cui si parla è la visione del Pd, ma se sono regole di coalizione devono essere condivise». E se uno si chiede che diavolo vuole Tabacci, allora, bisogna dire che Vendola è inattaccabile.

Ma il vero problema è un altro. E sta prima di qualsiasi discussione. Lo Statuto del PD è una cosa seria e per modificarlo serve la maggioranza dell’Assemblea nazionale, cioè 501 delegati favorevoli. All’ultima Assemblea ne erano presenti (presenti!) 300 scarsi. Il tutto è spiegato molto bene qui.

Non si sa, quindi, quale sarà l’esito dell’Assemblea. Probabilmente ci si inventerà qualcosa, anche se, nel caso in cui non si dovesse raggiungere il numero legale, «sarebbe gravissimo, una sconfessione dell’intero gruppo dirigente» – ha detto questa mattina, a Omnibus, Francesco Boccia, bersaniano, aggiungendo – «ma non accadrà». Vedremo.

Comunque, la parte divertente – perché c’è sempre una parte divertente – è che Matteo Renzi si lamenta, quando ancora ieri snobbava bellamente l’Assemblea più importante che il Partito Democratico si troverà a dover affrontare. Matteo, quando abbiamo detto, mesi fa, che era necessario stabilire le regole per scegliere il candidato premier (e i parlamentari), non lo facevamo così, giusto per fare casino e divertirci un po’ – beh, dai, forse un poco anche per quello, ma solo un poco -, ma perché coscienti che chi è nella stanza dei bottoni ha tutto l’interesse a procrastinare qualsiasi decisione, così da creare una condizione «critica», cioè una situazione in cui il tempo scarseggia, lo spazio scarseggia e si deve prendere una decisione, per forza. E in questi casi vince la stanza dei bottoni.

Ecco, forse, per candidarsi a guidare un Paese, un Paese nel quale il ruolo dei partiti è ancora fondamentale, questi benedetti partiti vanno vissuti, dall’interno, cambiati, dall’interno. Perché, altrimenti, la rottamazione resta una battaglia e il cambiamento un miraggio. E’ la democrazia, bellezza. Per cambiare le cose, ci sono delle regole.

Se, invece, il «perché con Prodi sì e con me no?» è una studiata strategia comunicativa, Matteo vince ancora.

[Update] Alessandra Moretti, uno dei tre responsabili della campagna di Bersani, ha pubblicato questa foto, richiamando chiaramente la tradizione americana per giustificare la registrazione preventiva all’albo delle primarie:

La foto è molto bella, ma anche fuori luogo. E Giovanni Diamanti spiega il perché:

Ho visto tante citazioni a sproposito sugli USA per giustificare il registro. Amici, il registro è una schedatura. Oltretutto, inserito a campagna già in corso, è pure scorretto. Ma non paragoniamolo a quello degli USA. Negli USA ci si registra per votare alle primarie IN ALCUNI STATI (ad esempio, in Michigan non è così). Ma ci si registra alle primarie perché bisogna prima registrarsi per votare ALLE ELEZIONI GENERALI. Cioè, la “schedatura”, avviene prima, la fa lo Stato, se vuoi votare devi registrarti, e ti devi dichiarare immediatamente indipendente, democratico o repubblicano. Quando sei già registrato come democratico, cosa ti costa registrarti alle primarie? Assolutamente nulla, tanto sei già registrato. Qui non è così, se vogliamo citare gli USA citiamo tutto il sistema, e se vogliamo gli USA come modello facciamo registrare i cittadini per votare alle elezioni generali. Solo che a me, che pure sono un “amerikano” convinto, sembra un modello altamente antidemocratico. E sempre a me, che sono un libertario, sembra un modello che vìola la privacy. E viene proposto a campagna in corso, guarda caso quando Renzi recupera su Bersani.

 

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One thought on “La differenza tra rottamare e cambiare le cose

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