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C’è qualcosa che mi sfugge. Il 6 ottobre, l’Assemblea nazionale del Partito Democratico ha approvato un documento che – tre le altre cose – recita:

L’Assemblea Nazionale dà mandato al Segretario nazionale del PD a:

2.definire, assieme alle forze politiche che sottoscrivono il Manifesto politico dell’Alleanza, il quadro di regole delle primarie per l’individuazione del candidato-premier comune alle elezioni politiche del 2013, sulla base dei seguenti indirizzi:

c) la partecipazione alle primarie è aperta a tutte le elettrici e gli elettori che dichiarano di riconoscersi nel Manifesto politico dell’Alleanza e si impegnano a sostenere l’Alleanza alle elezioni politiche del 2013, sottoscrivendo un appello pubblico per il successo dell’Alleanza stessa ed iscrivendosi all’Albo delle sue elettrici ed elettori.

Il voto è stato favorevole quasi all’unanimità: solamente otto delegati hanno votato contro questo documento.

Non a caso, al termine dell’Assemblea tutti si dicevano soddisfatti. «Chi pronosticava uno psicodramma democratico può riposare tranquillo questa notte», dichiarava una rilassata Rosy Bindi. «Siamo soddisfatti per il risultato ottenuto, quello che avevamo chiesto, raggiunto grazie alla nostra determinazione e alla complicità delle persone ragionevoli attorno a Bersani», le faceva eco Roberto Reggi, responsabile della campagna elettorale di Renzi. L’unico punto di disaccordo sembrava essere quello sui tempi della registrazione al voto e, quindi, sulla partecipazione al secondo turno.

Sulla pubblicità della sottoscrizione dell’appello per il successo dell’Alleanza nessuno disse niente. Ora leggiamo del ricorso di Matteo Renzi al garante della privacy, per tale questione. E stamattina Roberto Reggi ha parlato di un Bersani che non è stato di parola, quando invece sembra che non abbia fatto altro che seguire il mandato dell’Assemblea, come sopra riportato. Viene da chiedersi dove fossero i più di cento delegati che hanno sottoscritto la candidatura di Renzi votando, allo stesso tempo, questo documento. E come Renzi e Reggi vivano questo benedetto rapporto col partito di cui fanno parte. E ne avevamo già parlato.

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