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Neto – De Silvestri, Natali, Felipe, Pasqual – Romulo, Kharja, Marchionni – Lazzari, Olivera – Cerci. L’ultimo undici sceso in campo in maglia viola, la stagione passata, fu questo. Era il 15 maggio 2012, e Fiorentina – Cagliari, quella domenica, terminò a reti inviolate.

Viviano – Roncaglia, Rodriguez, Tomovic – Cuadrado, Romulo, Pizarro, Borja Valero, Llama – Jovetic, Toni. E’ il 4 novembre 2012 e al Franchi va in scena ancora Fiorentina – Cagliari, che non sembra Fiorentina – Cagliari. I giocatori in viola sono cambiati per dieci undicesimi, con il solo Romulo a ricordare la stagione 2011 – 2012. Vola la Fiorentina dell’Aeroplanino, giocando un calcio elementare, o che elementare, perlomeno, appare. Senza particolari lampi di genio, perché Pizarro è un gran palleggiatore, un mago del fraseggio nello stretto, ma non cambia il gioco di prima, con sventagliate di 50 metri, e non verticalizza con tocchi morbidi, che riducono i giri all’approssimarsi dell’obiettivo. E Cuadrado, bontà sua, nonostante i capelli e la fascia, e un po’ anche il sorriso, non è Ronaldinho. «Fate quel che sapete fare, nulla di meno, nulla di più», deve aver detto Montella ai suoi. Ed è così che il terzo gol nasce da un disimpegno da batticuore nell’area piccola costruito da Borja Valero e Pizarro, con Viviano fuori dai pali, la palla che esce lateralmente, una verticalizzazione su Jovetic. E in quel momento si vede Cuadrado che taglia all’interno, corre al doppio della velocità degli avversari, tagli il campo, taglia la difesa, disorienta. Jovetic, dal fondo, alza la testa e serve Luca Toni, il solito Luca Toni, che fa la cosa che sa fare, nulla di meno, nulla di più, la cosa che ha fatto per anni, e sembrava aver dimenticato. Gira la palla, di prima, sul secondo palo. Mano all’orecchio, dita che si muovono come un’onda per chiedere: «hai sentito?».

Questione di ricambio fatto bene. Valorizzando giovani decisamente promettenti, come Jovetic – su tutti -, ma anche Ljajic, dando a Viviano l’occasione che si merita, scommettendo su un giovane debuttante in Europa, come Roncaglia. Ascoltando i consigli di chi ne ha viste davvero tante e ha alzato al cielo una Coppa del Mondo, e ora si mette a disposizione della squadra, dopo che molti, tutti, erano convinti che il suo destino fosse l’India, o l’Australia, o il Canada, perché sembrava aver disimparato a fare gol, come se si potesse disimparare ad andare in bicicletta – e questa è la storia di Luca Toni, così simile a quella di Pippo Inzaghi. E insieme a Toni, David Pizarro, messo ai margini in Italia, con i due suoi grandi estimatori volati rispettivamente a Manchester e a San Pietroburgo, che ora torna ad essere fulcro della squadra. Col baricentro basso, senza mai una nota fuori posto, con una pettinatura normale, senza mai fare notizia, David Pizarro fa ciò che sa fare, e cioè il calciatore  come scritto già un’altra volta, la prima.

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