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Umberto Ambrosoli ha dato la propria disponibilità alla candidatura per la guida del centrosinistra in Lombardia. E il pallone l’ha portato lui, perciò le regole le decide lui e anche le squadre le decide lui. L’arbitro no, quello proprio non si può.

Ma ora è Ambrosoli a dettare le regole: niente primarie nel centrosinistra nel caso di una sua scesa in campo; una lista civica forte a sostegno del suo nome; mani libere nei confronti del partito e forse, dicono le indiscrezioni degli ambienti vicini a Palazzo Marino, la richiesta di una coalizione priva di Sel e Idv ma comprensiva dell’Udc.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti, Ambrosoli aveva motivato così la sua (temporanea – si saprà poi) rinuncia:

Mi chiedo, nuovamente, se sia questo l’arancione che avevamo in mente, perché, a questo punto, il «mumble mumble» di Ambrosoli – protratto fino a oggi quando già il 21 ottobre non c’era abbastanza tempo – e le uscite di Pisapia&co. sembrano essere parte di una strategia per arrivare a una forzatura sulle primarie, con contemporaneo accentramento della coalizione. Un’operazione che a me pare abbia poco di «civico» e molto di «strategico», se quando parliamo di «civico» ci riferiamo alla partecipazione della società alle scelte della politica e non alla cooptazione di pezzi di società che non sempre sono in sintonia con chi dovrebbero rappresentare.

Detto questo, spero di sbagliarmi, perché la candidatura di Ambrosoli mi è sempre piaciuta, sin dall’inizio. E anche perché, stando ai giornali, hanno avanzato la propria candidatura alle primarie lombarde «Alessandra Kustermann (ginecologa, sostenuta da una parte minore del Pd e dalla società civile), Fabio Pizzul (consigliere regionale del Pd di area cattolica), Giulio Cavalli (consigliere regionale Idv [Sel, n.d.a.]), Roberto Biscardini (consigliere comunale di Milano del Pd), Andrea Di Stefano (direttore della rivista Valori, candidatura civica voluta dalla sinistra radicale)». E insomma, la quantità di confusione sembra già sufficiente, e qualcuno potrebbe non capire. Come me.

p.s. aggiungo una cosa non richiesta. Con in campo Ambrosoli, Albertini, Maroni, Movimento 5 Stelle e un candidato di sinistra-sinistra, secondo me vince Maroni. Buonanotte.

p.s./1 da questa storia, chi ne esce a pezzi è il Partito Democratico (Lombardo, e non solo), che di fronte alla clamorosa possibilità di vincere in Lombardia (che, sia detto, era ed è pur sempre una possibilità non facilmente realizzabile, dato che la Lombardia non è diventata una regione rossa in un paio di mesi) rischia di trovarsi relegato in angolo, a subire la competizione.

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2 thoughts on “Cosa succede nel centrosinistra lombardo

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