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E ho deciso di scriverle, in ordine sparso: flusso di coscienza.

Ho imparato che il papà di Pierluigi Bersani faceva il benzinaio, a Bettola. E, forse, ogni tanto dava anche una controllatina ai livelli, così che ora qualcuno lo ricorda come meccanico.

Ho imparato che quando lo scontro è vero gli amici te lo chiedono anche al bar, o negli spogliatoio della squadra di pallone: «ma com’è che si vota a queste primarie?».

Ho imparato che Matteo Renzi ha due nonne piuttosto arzille, un papà che voterà Bersani, una moglie che fa l’insegnante precaria. Insieme, Matteo e la moglie, guadagnano 5.500 euro al mese, e sul loro conto in banca c’è una cifra variabile che si aggira attorno ai 20.000 euro.

Ho imparato – o meglio: ho avuto la conferma – della «diabolicità» (si fa per dire) di Massimo D’Alema che, sfilandosi, ha sfilato l’argomento dalla bocca dell’avversario politico. Con una sola, lunghissima e scurissima ombra: «se vince Renzi bisognerà battagliare».

Ho imparato che «Bersani ha vinto il dibattito televisivo», se voti Bersani. Lo ha vinto Renzi se voti Renzi, Vendola se voti Vendola, Puppato se voti Puppato. Tabacci non lo so, non conosco suoi elettori.

Ho imparato che Rosy Bindi, alle volte, può essere davvero noiosa. Davvero tanto noiosa. E ho imparato che lo scontro a suon di dichiarazioni sui media può essere riprodotto su Facebook a suon di commenti. Molto noiosi anche quelli.

Ho imparato che Bruno Tabacci ha dei sostenitori con un senso dell’ironia decisamente spiccato. I «Marxisti per Tabacci», una delle cose che più mi ha fatto ridere di queste primarie.

Ho imparato che, se da noi si parla di rottamazione, da quell’altra parte ci sono Mussolini, Marra, Sgarbi, Proto (Proto!), Silighini Garagnani, Santanché, Samorì (detto «Ciocorì», col suo vice Diego Volpe Pasini). E Berlusconi.

Ho imparato che sulla deroga, con la quale chi siede da più di quindici anni in Parlamento può avanzare la propria candidatura a candidarsi nuovamente, c’è scritto «Think before printing». E che, se dovesse vincere Matteo Renzi, attraverso questo giochetto salverà degli alberi in Guatemala. Perché deve fare spazio, per «alcuni suoi amici», dice.

Ho imparato che Bersani ha fatto una cosa molto bella accettando altri candidati del Partito Democratico alle primarie. Sulla tempistica, poi, possiamo discutere.

Ho imparato che le primarie si vincono sempre, per due motivi: allargandole il più possibile, al momento, sembrano crescere i consensi del centrosinistra. E si vincono perché i candidati rappresentano tutti un pezzetto del mio profilo politico – anche il compagno Br1, già. E ciò mi fa sentire parte di quella storia che si chiama «centrosinistra». «Centrosinistra»: freddo, brutto da dire e da leggere. Ma caldo e vibrante, che tiene assieme le cose, quando fa ciò che deve.

Ho imparato che scegliere chi meglio può rappresentare te stesso, ciò in cui credi, la tua visione del mondo, può essere davvero molto difficile. E così, forse, non so ancora se ho scelto.

Domani ci sono le primarie.

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One thought on “Ho imparato un po’ di cose da queste primarie

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