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Una sabato pomeriggio di marzo, durante una partita molto tirata, un arbitro ci fischiò una punizione contro, decisamente dubbia. Traversone, l’attaccante salta in alto quanto il nostro difensore, ma allunga la mano. Dà un colpo deciso, con forza. Lo vedo, è sotto i miei occhi. L’arbitro convalida, io protesto, l’attaccante non smentisce. Fare gol di mano, l’immagine plastica dell’antisportività, mi ha fatto diventare furente. Sbraitavo. E’ una di quelle occasioni di cui, dopo, a mente fredda, un po’ ti vergogni, soprattutto se per il resto dell’anno raramente – mai – perdi il controllo.

Oggi mi sono sentito così, quando ho sentito Roberto Reggi dire – a La Zanzara – che Luigi Berlinguer dovrebbe stare di più al Parlamento Europeo (poi arriva tale Matteo Renzi, sindaco di Firenze) e che devono essere contati i certificati non utilizzati al primo turno delle primarie, perché sono in mano alle Federazioni del Partito Democratico – schierate con Bersani – e quindi c’è il rischio che il voto venga inquinato.

La giornata è stata una vera e propria escalation e quello è stato il gesto antisportivo, in una battaglia giocata sul limite del regolamento. L’interpretazione delle regole, le paginate sui giornali, il sito internet di proprietà della «Fondazione Big Bang», il «mail bombing», l’esposto degli altri candidati. Poi il rincorrersi di foto, dichiarazioni: «anche Bersani ha pagato la pubblicità».

 

E le dichiarazioni, alcune insopportabilmente, palesemente, di parte. Con una parte che si nasconde dietro all’inviolabilità delle «regole delle primarie stabilite in accordo con tutta la coalizione, che non si possono cambiare in corsa» – «perché così faceva Berlusconi», ha aggiunto il sindaco di Bari, Michele Emiliano, salvo poi dichiararsi «un bersaniano – perché lo voto – non bersaniano». Con l’altra parte che    «ma quella non è pubblicità, è un invito al voto», sì, certo. E «ci si può ancora iscrivere alle primarie, basta mandare la mail e scrivere “motivi famigliari”», come se non fosse un invito a forzare, a violare le regole, per buttarla in caciara e aprire la strada a una serie infinita di recriminazioni.

Pensavo a questo, e a tutti questi fantomatici «nuovi elettori», quando realizzavo che entrambi i candidati stanno riuscendo nell’impresa di perdere il voto di un «vecchio elettore», il mio. Così galvanizzato, ieri sera, e così stomacato, oggi. Pierluigi Bersani e Matteo Renzi a me, ieri, sono sembrati molto meglio di così, di come poche ore dopo li stanno dipingendo i loro sostenitori.

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