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Comincia diversamente rispetto all’anno che se ne è andato. Quello che se ne è andato cominciava con la voglia di fare qualcosa di bello e con la preoccupazione di non riuscirci. Mi ero appena laureato, e le festività natalizie furono delle belle festività: mi ricordo che passai molto tempo con gli amici e i famigliari e molto tempo con me stesso, a leggere.

L’anno che è arrivato porta un lavoro, che mi piace, ma che terminerà tra due mesi esatti. Perché lo so che terminerà, nonostante tutto l’impegno che possa metterci. Ho passato poco tempo con gli amici, poco tempo con i famigliari e non ho passato tempo con me stesso, per dire. E so già che finirà. So che finirà e penso che forse ho fatto qualche scelta sbagliata, in un Paese in cui impegnarsi a fare ciò che ti piace con le proprie forze spesso non paga (in tutti i sensi). E chi può dirlo che fosse sbagliata, la scelta? – al tempo della scelta come anche ora.

Le cose che vorrei che succedessero in questo anno che comincia, e che mi impegnerò a realizzare, non sono molte. O, almeno, non sono molte quelle che mi sono venute in mente ieri sera quando, finita la cena con gli amici, mi sono congedato, mentre la loro serata proseguiva. Vorrei poter leggere di più, e avere un po’ di tempo in più da trascorrere con me stesso. Vorrei tornare a scrivere con maggiore frequenza su «On the Nord», che spesso è stato uno stupendo luogo di dibattito e di confronto. E, infine, vorrei portare il frutto di queste cose nel Partito Democratico, perché diventi il «partito dei contadini», un partito «di classe», dove la classe da rappresentare negli anni duemila è quella di chi tira avanti questo Paese: gli studenti, i giovani precari, ma anche i lavoratori autonomi, i piccoli imprenditori, i lavoratori dipendenti (anche quelli pubblici che fanno il loro lavoro come si deve). Gli operai. Un partito che si batta contro le rendite e contro chi estrae dalle categorie prima citate delle rendite non derivanti dal lavoro ma dalla posizione che occupano. E’ questa la battaglia da fare, squisitamente politica: tenere insieme questi pezzetti di società. E penso che da marzo avrò un po’ più di tempo per farla, tra un curriculum e l’altro.

Sicuramente ho dimenticato qualche cosa, ma è ora di andare al lavoro.

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