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Italy Soccer Serie AIl lato bello della fuga di talenti che, da alcuni anni oramai, colpisce il calcio italiano, si mostra, finalmente, quest’anno. Società costrette a far quadrare i bilanci, a tagliare il monte ingaggi, investono e scoprono giovani talentuosi che, buttati nella mischia, mostrano doti e personalità che altrimenti sarebbe stato difficile per loro esprimere.

Sono addirittura tre i talentini che il Milan si trova tra le mani. Su tutti Stephan El Shaarawy (1992), «Il faraone», che Massimiliano Allegri, lo scorso anno, faticava a mettere in campo, mostrando in più occasioni scarsa fiducia, e che ora si ritrova titolare inamovibile, beniamino dei tifosi e con 14 palloni in fondo alla rete. Seguono Mattia De Sciglio (1992), esterno basso, terzino, nato difensore centrale: un ragazzo col viso pulito e dalle giocate pulite, che ai complimenti di Arrigo Sacchi, poche settimane fa, rispose che deve lavorare ancora molto. E, infine, l’ultimo arrivato: M’Baye Niang (1994), approdato al Milan questa estate dal campionato francese, e che, non ancora maggiorenne, si fece trovare alla guida di un’automobile a Milano, spacciandosi alle Forze dell’ordine per un suo compagno di squadra. Dopo alcune apparizioni non proprio brillanti (ricordo, all’esordio, una giocata in area che sembrava alla moviola) ora sembra aver trovato la giusta dimensione, mostrando ottime capacità tecniche e ottime dosi di personalità. El Shaarawy e Niang due attaccanti che – oltre ad aver trovato un buon feeling – incarnano al meglio l’idea di «attaccante moderno», sempre pronti a ripiegare, capaci di giocare larghi, di attaccare la profondità, ma anche capaci (per ora più Stephan, ma arriverà anche il tempo di M’Baye) di fare gol e di essere decisivi sotto porta costruendo assist per i compagni.

L’altra sponda di Milano sta ammirando, in queste ultime settimane, le qualità di Marco Benassi (1995), arrivato questa estate dal settore giovanile del Modena. Da segnalare anche Juan Jesus (1991) che, alternando buone prestazioni e prestazioni meno convincenti, si è comunque conquistato i gradi di titolare.

E il derby d’Italia potrebbe vedere sul campo la sfida tra Benassi e un altro giovanissimo che sta mostrando doti eccezionali, da campione vero: Paul Pogba (1993), che la Juventus ha prelevato questa estate a parametro zero dal Manchester United – che non si capisce come abbia potuto svincolarlo. Centrale di centrocampo completo, capace di interdire con grande aggressività ma capace anche di impostare, di inserirsi, di calciare da fuori, di fare gol. I paragoni già si sprecano, e c’è chi vede in lui l’erede di Patrick Vieira, o di Franklin Rijkaard.

Un altro ragazzo arrivato in Italia sottovoce, questa estate, ma che sta dimostrando notevoli abilità, è Marcos Aoás Corrêa, noto in patria come Marquinhos (1994), terzino della Roma di Zeman in prestito con diritto di riscatto dal Corinthians.

Citiamo, infine, un ragazzo che milita nella Sampdoria da oramai due anni ma che pochi giorni fa si è messo in mostra realizzando una doppietta che ha steso la Juventus capolista: Mauro Icardi (1993).

Insomma, un calcio in crisi economica, un campionato senza un soldo, con i grandi campioni che lasciano il Belpaese attirati da ingaggi migliori, o per andare incontro alle necessità finanziarie dei club (si veda il caso Thiago Silva), ci regala una serie di baby campioni che non si vedeva da tempo: non «promesse» ma, di fatto, già realtà, già capaci di essere decisivi. Sfrontati o timidi, italiani o stranieri (o, addirittura, con padre straniero e madre italiana), attaccanti, centrocampisti, difensori, nati tutti nella prima metà degli anni novanta. Tra Italia ’90 e USA ’94, per capirci. E’ questa la buona notizia per il calcio italiano. L’unico neo si chiama Marco Verratti (1992), ceduto questa estate dal Pescara al Paris Saint-Germain per 12 milioni di Euro più bonus, che speriamo di vedere presto sui campi della Serie A.

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