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prepartitaCi sono quelle partite che fanno la squadra. Le puoi raccontare ad altri, cercando di trasmettere l’eccezionalità dell’incontro, ma nessuno capirà. Solo coloro che erano nello spogliatoio, prima, sul campo, poi, e di nuovo nello spogliatoio, infine, continueranno a raccontarsi quel maledetto sabato, negli anni che verranno. Nei minimi particolari. Un’espulsione assolutamente immeritata, dopo otto minuti di gioco, disputati interamente nella metà campo avversaria. Il rigore contro. Parato. Tutte le cose che ci siamo detti (qui di fianco), e che abbiamo provato in allenamento, inutili. La scelta di giocare in maniera atipica, con uno schieramento del tutto improvvisato, senza attaccanti, ma con dei grandi incursori. Perché siamo uno in meno, che su sette giocatori è davvero tanto, e c’è davanti tutta la partita. Si tratta di fare «guerra di guerriglia», attirando l’avversario laddove siamo più forti, da metà campo in giù, per poi attaccarlo rapidamente, in verticale, giù dritti fino all’area di rigore avversaria. Perché abbiamo poca classe, forse, ma «gambe e fiato finché vuoi». E che Dio ce la mandi buona (che non lo dico, ai nostri, ma lo penso).

Andiamo in vantaggio noi, e dalla panchina esplodiamo in un urlo. Subito dopo, la nostra ripartenza si arrende al palo della porta avversaria. Passano due minuti ed è la traversa a strozzarci in gola il secondo urlo di gioia. Poi, a questo punto, arriva l’incubo: un tiro dalla distanza, un’incertezza del nostro portiere, la palla che rotola, lentamente, oltre la linea della nostra porta. Non si può fare, stare in partita con un giocatore in meno: non si può fare. Questo è il momento in cui ci credono di più i ragazzi in campo, che io. Smetto di sbraitare, la prendo con filosofia, anche quando le nostre speranze e le nostre fatiche impattano ancora contro il palo. E, invece, hanno ragione quelli sul campo: torniamo ancora in vantaggio, con quello che – termine tecnico – viene definito «Eurogol»: palla dentro, alta, stop di petto e destro al volo, violento, chirurgico, dal limite dell’aria, che si insacca all’incrocio dei pali. «Siamo ancora vivi», e continuiamo a difendere e a ripartire. Davanti a noi, solo un ostacolo, la porta avversaria, con i suoi dannati pali e la sua dannata traversa, dove si schianta, ancora, il colpo di testa dei difensore: «è Natale, oggi, per voi!», grida rientrando in difesa. E i regali, in effetti, se li acchiappano tutti. E’ una nostra disattenzione a metà campo, una palla persa, che permette agli avversari di infilarci. Due a due. Ma siamo in palla, maciniamo gioco, creiamo occasioni, non perdiamo occasione per razziare l’area di rigore avversaria: altra palla alta, colpo di testa tentato da uno dei nostri e calcio in faccia del difensore avversario. Rigore, e solo una timida ammonizione. Calcia quello con il 10 sulle spalle, mancino. Rasoiata, ad incrociare: siamo ancora avanti. Siamo ancora avanti e siamo ancora alle prese con i pali della porta avversaria: sul tre a due, a dieci minuti dalla fine, vinciamo a «Flipper»* per altre due volte (il totale dei legni colpiti sale a sei). Come nelle migliori tragedie, il pareggio degli avversari arriva nel finale: una palla sporca, in mischia, che rimbalza vicino al palo.

Il dopopartita è uno show dell’arbitro. Non sa chi ha segnato, e lo chiede ai nostri dirigenti. Qualcuno insinua che, invece, abbia chiesto il numero dei gol segnati. Chiede chi è stato ammonito, ai giocatori di ciascuna squadra. Chiede chi è stato espulso – «Ma come? Siamo noi che le chiediamo chi ha espulso – e perché -, semmai». Lo facciamo accomodare negli spogliatoi, per accertare l’identità dell’espulso.

Una storia che non dice niente, a chi la legge. Ma dice, e dirà, tanto a chi l’ha vissuta. E questo ci basta, nel bene o nel male. Per la cronaca, con questi due punti lasciati sul campo abbiamo quasi perso il campionato. Anche se è ancora lunga, e ci proveremo lo stesso.

*Dalle nostre parti, all’oratorio, la domenica pomeriggio, si giocava a «Flipper» divisi in due squadre, di due o tre giocatori ciascuna. Obbiettivo: colpire pali, traversa, incrocio. 

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