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fare_elenco_cose_positiveIl passaggio dalla disperazione alla rabbia è avvenuto in un momento preciso. Le dichiarazioni scorrevano davanti a me, senza che io fossi capace di un sussulto, consapevole dell’ineludibile dileggio dei perdenti, inflitto nella maniera più crudele: Capezzone ovunque.

Fino a quando:

Abbiamo vinto le elezioni, abbiamo il voto popolare dalla nostra. Ci sono 130mila voti di scarto, non 130: è una differenza considerevole.

Cesare Damiano. Cesare Damiano, già Ministro e parlamentare del Partito Democratico, stava cercando di convincermi che queste elezioni sono state vinte dal Centrosinistra, mentre Daniela Santanchè se la rideva e dichiarava che «certo, possiamo fare delle riforme assieme, ma Bersani deve eliminare i pregiudizi che nutre rispetto a Silvio Berlusconi».

Poi è venuta la volta del «è tutta colpa del Porcellum», perché noi le elezioni le abbiamo vinte, e se non abbiamo la maggioranza al Senato è, appunto, «tutta colpa del Porcellum». Una legge terribile, è vero, ma se abbiamo più Deputati che voti alla Camera è «tutta colpa del Porcellum».

Quando sono cominciate le discussioni «se ci fosse stato Renzi», ero sul punto di farmi esplodere sul web. «Calma. Non facciamo cose avventate», ho pensato. «Tra un’ora c’è la conferenza stampa di Bersani». Passa un’ora, e le ore di attesa per la conferenza stampa di Bersani diventano due. Passano anche queste due ore, e le ore di attesa per la conferenza stampa di Bersani (inizialmente prevista alle 10) diventano altre tre.

Fortunatamente, nel mezzo, a disinnescare la bomba 2.0 che avevo legato attorno alle dita appoggiate sulla tastiera, è arrivato Ciwati, neoeletto al Parlamento:

Per capirci: la proposta, l’unica possibile, è che il Pd, che ha la maggioranza relativa, si presenti con un governo di minoranza. Proponga una riforma elettorale, una norma sul conflitto d’interessi e contro la corruzione e una misura di liberalizzazione e rilancio dell’economia e poi porti il Paese al voto.

Che capisci, alle 17, queste cose le dirà anche Bersani, ma Ciwati, nel frattempo, non aveva dato del fascista a Grillo, non l’aveva invitato a farsi un partito, ma aveva passato una giornata con i grillini, dalla quale è nato un documentario e un libro.

Ci vediamo in Parlamento. Già, proprio così, ma al contrario.

L’altra ipotesi è la mitica ipotesi «governissimo» che, per comodità, chiameremo «Governo Amato». Il sibillino Enrico Letta già oggi ha cercato di infilare il piede per tenere aperta la porta che anche Renzi chiuse in faccia a Berlusconi:

La proposta di Bersani è rivolta in particolare a Grillo? No, è rivolta a tutto il Parlamento.

E siccome i senatori di Monti sono circa quattro, si intuisce facilmente a chi si riferisca utilizzando l’espressione «a tutto il Parlamento». Questa ipotesi coincide con la morte del Partito Democratico: il M5S diventerebbe forza autonoma di Governo, dato che è già a un passo dall’esserlo, al grido di «PDugualePDmenoElle» e Berlusconi potrebbe ritagliarsi l’immagine di statista moderato, che per il bene del Paese è disposto a fare un passo indietro sostenendo il «governo Amato», salvo farlo cadere dopo un anno, perché «è stata una grande delusione: prende ordini dalla Germania, ha tradito lo spirito liberale e moderato che è maggioranza in questo Paese. Non possiamo lasciare il Governo alle sinistre. Grillo candida interi centri sociali, eccetera, eccetera». Come questi ultimi tre mesi, ma moltiplicato all’ennesima potenza. Qualcuno vuole davvero questa roba qua?

L’alternativa è far fare un passo indietro a Enrico Letta per il bene del Paese, così potremo apprezzarlo come statista. Nel frattempo mandiamo avanti Civati, Puppato, Crocetta (come suggerisce l’amico Giovanni) e tutti quelli che non si sono arresi e non si sono fatti circondare dal Movimento 5 Stelle, ma hanno compreso quali questioni pone e ci hanno parlato, da sempre.

L’ultima annotazione è da dedicare al Movimento 5 Stelle in persona e, in particolare, all’ultimo post di Beppe Grillo, che sembra segnare un punto di non ritorno, proprio come queste elezioni.  Di fronte al (come sempre) sobrio titolo «Bersani, morto che parla» e al categorico «Il M5S non darà alcun voto di fiducia al Pd (nè ad altri)», si è sviluppata una discussione che vede tra i commenti più votati forti critiche alla linea dettata da Grillo che, sicuramente, gettando il seme dell’alleanza Pd-PdL, potrebbe portare vantaggi elettorali al M5S, ma nessun risultato dal punto di vista programmatico:

credo sia molto più oppurtuno mettere giu un programma condiviso , il pd ha già calato le braghe e bisogna apporfittarne per cercare di portare a casa la riforma delle legge elettorale , una anticorruzione e la riforma della politica , poi eventualmente andare a votare .

Scusa Beppe, senza polemizzare e senza volerti attaccare (tra l’altro ti ho votato), ma mi spieghi dove sta la “DEMOCRAZIA DELLA RETE”? A me pare che qui scegli tutto tu. Non potresti lanciare un sondaggio su come muoversi?

per votare le proposte bisogna prima che si dia la fiducia al governo….non facciamo cazzate…basterebbe un accordo tipo “ti votiamo la fiducia solo per fare tutte quelle riforme che servono tipo:legge elettorale; legge anti corruzione; conflitto di interessi; finanziamento ai partiti etc…ma per farlo serve sempre un governo…non facciamo i comunisti…

La cosa non è semplice, e questo deve essere chiaro. Non piace a Napolitano, taglierebbe fuori Berlusconi, Grillo odia questa prospettiva che neutralizzerebbe parte della sua (non del Movimento) carica. Detto questo, ci vedremo in Parlamento, con gli eletti del Movimento 5 Stelle.

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