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stefano-fassinaNon ho votato Matteo Renzi alle primarie perché ritenevo che alcune sue proposte fossero troppo allineate con l’agenda Monti. Allo stesso tempo – forse in conseguenza della scelta primaria – non sono uno di quelli che «se ci fosse stato Renzi», per il semplice motivo che «se ci fosse stato Renzi» tutte le variabili in gioco sarebbero mutate.

Detto questo, ho letto le dichiarazioni che Stefano Fassina ha rilasciato ai microfoni di Alessandro Milan a 24Mattino (qui l’audio) e prima di definire Matteo Renzi un “unto dal Signore” di cui non abbiamo bisogno Fassina dichiara che con Renzi:

Forse potremmo intercettare qualche sparuto elettore più attento ai costi della politica, ma sul piano economico e sociale la proposta di Renzi si è dimostrata nettamente minoritaria.

«Qualche sparuto elettore», ha detto proprio così. «Sparuto». Non condivido neppure l’impostazione di Matteo Renzi in questo campo, secondo cui bisognerebbe azzerare il contributo pubblico ai partiti, perché penso che vada notevolmente ridotto e legato a una legge sui partiti, ma le dichiarazioni di Fassina portano a chiedersi in quale Italia sia vissuto negli ultimi 6 anni. Sei, già, perché – come ha ricordato Pippo Civati ieri sera – «La Casta» di Rizzo e Stella è stato pubblicato nel 2007.

Tra l’altro Fassina prosegue così la sua analisi:

Noi abbiamo perso elettori nelle fasce sociali più in difficoltà, quelle che sono state più colpite dagli interventi del Governo Monti. E non mi pare che su quelle fasce, che sono quelle che hanno votato meno il PD, l’agenda Renzi – che era una riproposizione dell’agenda Monti – riesca a farci fare dei passi avanti.

Qui Fassina mette a dura prova la logica: il PD si è presentato con l’«agenda Bersani», non è stato votato dalle fasce più in difficoltà, ma l’agenda Renzi non avrebbe fatto passi avanti in termini di consenso da parte di queste stesse fasce sociali? Ma secondo quale logica? E Fassina parla di «prove empiriche» che sfuggono a chi fa l’analisi del voto, come se lo stesso voto degli elettori, che ha relegato il PD al 25,5% dei consensi, non fosse una prova empirica.

O forse, più semplicemente, a Fassina sfugge un pezzettino: le fasce sociali più in sofferenza, dove non abbiamo sfondato, più che studiarsi e approvare l’agenda economica di Bersani hanno cercato di esprimere la propria rabbia e la propria indignazione, e i costi della politica non possono che essere uno dei bersagli.

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One thought on “Lo sparuto Fassina

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