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E così, dopo un’appassionante campagna elettorale sviluppata attorno all’IMU («ridurremo progressivamente l’IMU, elimineremo l’IMU sotto i 500 euro, elimineremo l’IMU, restituiremo l’IMU), la nuova campagna elettorale che sta cominciando in questi giorni ha un nuovo protagonista: il finanziamento pubblico ai partiti, che non esiste, perché al momento è in vigore “solamente” (si fa per dire, perché funziona in maniera distorta) il rimborso elettorale.

C’è chi dice di essere intenzionato e pronto «a rivedere il finanziamento ai partiti, dentro a norme che riguardino anche essenziali garanzie di trasparenza e di democrazia nella loro vita interna», chi dice che bisogna abolire il finanziamento pubblico ai partiti, chi dice che Matteo Renzi avrebbe preparato un dossier sugli sprechi del Partito Democratico e, vedrete, ci sarà chi dice che se si vuole indietro il finanziamento pubblico ai partiti sarà necessario votare il partito di Berlusconi. Beppe Grillo in queste ore sta rilanciando, ovviamente con la finalità di inasprire il dibattito, con la campagna #BersaniFirmaQui:

Al di là dell’incredibile attorcigliarsi della discussione intorno a un problema che non si può negare sia tanto d’impatto a causa della deriva del sistema dei rimborsi elettorali (per il PD ammonterebbero a circa 48 milioni di euro, contro una spesa effettiva di 6,5 – 7 milioni), dei casi Fiorito e dello scadimento della politica, quanto relativamente poco rilevante per le casse pubbliche, ci sono alcuni punti che vanno oltre al «Bersani fai qualcosa di concreto invece di parlare».

Questi punti sono la riforma della politica. Una riforma della politica che passi, però, attraverso la riforma dei partiti e non attraverso la loro cancellazione, per l’apertura della stagione del movimentismo. Partiti che siano più aperti, che sperimentino nuove forme di partecipazione – e su questo il Movimento può avere qualcosa da insegnare -, ma che garantiscano anche spazi di discussione democratici – e su questo il Movimento ha molto da imparare, a quanto pare. I partiti sono strutture intermedie fondamentali se funzionano correttamente, camere di compensazione tra società e Istituzioni: siamo sicuri che, piuttosto che cancellarli, non sia meglio che questi siano democratici e contendibili, che siano organismi che sopravvivono al di là dei loro leader (la cui minaccia non deve intimorire le discussioni e le scelte dell’insieme) e dei soldi dei loro leader? Il finanziamento pubblico ai partiti (che, tra l’altro, esiste in tutto il mondo) serve anche a questo.

Molto semplicemente, meccanismi di controllo e finalizzati alla totale trasparenza sull’impiego dei soldi pubblici (quindi anche una rendicontazione precisa, che renda congrui i finanziamenti pubblici) non sono in contrasto, ma devono essere parte di questo sistema, un sistema in cui presunti dossier a cura di Matteo Renzi non sono necessari e non è necessario dare spiegazioni successive (un piccolo consiglio a Matteo: se questa notizia fosse vera, ti ricordo che la campagna elettorale delle primarie impostata contro il PD non è stata un successone). Gli stessi strumenti di trasparenza devono riguardare i finanziamenti ottenuti dai privati. Perché se un partito riceve finanziamenti dalle lobby degli armamenti voglio saperlo, prima di votarlo. E, nel caso tutti i partiti ricevessero finanziamenti dalle lobby degli armamenti voglio che qualcuno, da qualche parte in Italia, possa avere la possibilità reale – non solo formale – di rappresentarmi. Il finanziamento pubblico ai partiti serve anche a questo.

Se pensiamo che «in Italia il finanziamento pubblico ai partiti non ha impedito l’ascesa verticale di un uomo politico ricchissimo» dobbiamo anche ricordarci che il problema non è l’ascesa verticale di un uomo politico ricchissimo, ma la sola ascesa di uomini politici ricchissimi. Al contrario, vogliamo che possano avere successo uomini politici ricchissimi, ma anche uomini e donne non ricchissime e neanche ricche. Il finanziamento pubblico ai partiti serve anche a questo.

Abusare del finanziamento pubblico non è degno di uomini che siedono nelle Istituzioni, e limitarlo ai «costi della Democrazia» e non della classe politica spendacciona è necessario, ma cancellarlo rischia di limitare alcune istanze di partecipazione alla vita pubblica. Quindi #GrilloFirmaQui, per una riforma reale della politica.

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