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berlusconi-occhiali-258x258Mi vengono in mente solo cose molto schematiche, e fredde, per commentare quel che si sta capendo riguardo alla scelta del prossimo Presidente della Repubblica, processo che vedo al centro, quale attore principale, il Partito Democratico.

Abbiamo parlato di «Governo del cambiamento». Anzi: Bersani ha parlato ripetutamente di «Governo del cambiamento». Bersani. E io ero d’accordo, ma non avevo capito che il cambiamento fosse trovare una larga maggioranza per eleggere il Presidente della Repubblica. Una larga maggioranza che – secondo i grandi strateghi del PD – sta solo a destra del PD. Nessuno che abbia avuto il coraggio di fare il nome di Prodi nonostante – non dimentichiamolo – figurasse tra i candidati alle Quirinarie del Movimento 5 Stelle. Grillo ci ha invitato a votare Rodotà, aprendo anche a possibili convergenze future sul Governo. Ma noi, niente. Non abbiamo avuto il coraggio di riproporre Prodi, di discuterne perlomeno. Non sarebbe andato in porto, ma parliamone, parliamo dello schema Prodotà. E invece non abbiamo avuto nemmeno il coraggio di fare le cose normali: fare nostro il nome di Rodotà. Pensate se Rodotà l’avessimo proposto prima, assieme a Prodi appunto, quando era piuttosto evidente che Milena Gabanelli e Gino Strada non avrebbero accettato.

Ora ho sentito Speranza, con la maiuscola, capogruppo del PD alla Camera, in televisione. Dice che Presidenza della Repubblica e formazione del Governo non si tengono assieme. Qualcuno crede che si potrà mai ottenere un voto di fiducia dal Movimento 5 Stelle dopo questa scelta che rimpolpa il mito dell’inciucio?

Questa sera gli eletti del Partito Democratico si sono ritrovati per discutere della linea da tenere domani. Tutto il pomeriggio, sull’ambaradàn, questi stessi eletti sono stati bombardati da militanti ed elettori del PD, colti da uno psicodramma di massa nel vivere il susseguirsi di nomi che la stampa faceva trapelare quest’oggi, sui quali si cercava l’ampia intesa (sempre a destra). Si parlava di Amato, D’Alema e Marini. Poi qualcuno ha detto Fernanda Contri. Poi Mattarella. E sembrava fatta: Mattarella è stato Presidente della Repubblica per almeno un paio d’ore. Fernanda Contri solo per il tempo di trovarla su Wikipedia. L’assemblea degli eletti PD si è conclusa con un voto: 222 voti per Marini, 90 contrari e 21 astenuti. Un risultato catastrofico, che spacca il partito e che lascia numerose incognite intorno al nome di Marini, dato il voto segreto di domani.

Ecco perché, paradossalmente, lo zoccolo duro di elettori di Marini sta nel Popolo della Libertà. E infatti sono in giubilio.

Li ho sentiti in televisione. Daniela Santanché, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli: tutti sinceri democratici in giubilo per Marini. 

Facciamo due conti: Berlusconi ha ottenuto un nome che ritiene lo garantisca sufficientemente. Inoltre, il suo avversario storico, il Partito Democratico, è spaccato in due, spaccato con un voto. Infine, il gradimento del leader della coalizione che ha vinto le elezioni è ai minimi storici proprio perché sono i suoi, quello che lo votarono alle primarie (ci sono anche io), lo stanno abbandonando. Ora chiedetevi: chi ha vinto le elezioni? Come sta il giaguaro?

«Io il PD di Bersani non lo voto più», mi ha appena detto un’elettrice di Bersani.

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