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Quindi Pippo Civati e Davide Mattiello, gli unici eletti tra le fila dei democratici a non aver votato la fiducia, hanno trovato un accordo? Magari allargandolo alla stretta cerchia di malpancisti come Sandra Zampa, Laura Puppato e Sandro Gozi? No. Il fronte «antigovernativo» è tutt’altra cosa, spiega il Corriere, e nascerebbe dalla «recente sintonia tra renziani, dalemiani, veltroniani, fioroniani e bindiani, sulla legge elettorale e non solo». Dall’altra parte, Epifani «medita di chiamare nella sua segreteria solo esponenti delle aree filo governative», che sarebbero lettiani, franceschiniani e bersaniani.

Più avanti, nell’articolo, si legge che «Beppe Fioroni ha ripreso a parlare con Massimo D’Alema e starebbe considerando l’idea di sostenere la leadership di Cuperlo». Quindi, se la logica non è un’opinione, tutta l’accozzaglia antigovernativa dell’ultimo minuto sta ragionando sulla possibilità di sostenere Gianni Cuperlo. Persona degnissima, ma esponente di un’altra corrente, quella dei Giovani Turchi, che ha trovato rappresentanza nel governo Letta attraverso il volto di Andrea Orlando.

In estrema sintesi, al momento:

  • «Governativi  con Epifani» (franceschiniani, lettiani, bersaniani);
  • «Antigovernativi dell’ultimo minuto, con Cuperlo e/o con Chiamparino» (renziani, dalemiani, veltroniani, fioroniani, bindiani, giovani turchi);
  • «Civati con Civati».

Ah, c’è anche Pittella.

In tutto questo turbinio di riposizionamenti successivi alla nascita del governo, rimane un elemento a pesare sulle teste di tutti i democratici. I famosi «101» che silurarono Prodi che gioco stanno facendo? Se il loro obiettivo era – come era – arrivare alle larghe intese con il Popolo della Libertà, possiamo ricondurli tutti tra i «Governativi»? Ma non si era detto che erano in larga parte dalemiani e fioroniani? E se davvero erano dalemiani e fioroniani, che ora si starebbero riposizionando all’opposizione, a che gioco stanno giocando? A me l’unico gioco che viene in mente è la conservazione di loro stessi. Ma lo chiameranno «bene del Paese», potete starne certi.

L’ultimo elemento, che parte proprio dai «101», riguarda le trasformazioni e i rimescolamenti che stanno avvenendo nei circoli, tra gli iscritti e gli elettori, nel mitico «popolo delle primarie». Analizzare non è semplice, ma la sensazione che ho, da semplice militante di una provincia di periferia, è che tutte le correnti di cui sopra si siano in gran parte svuotate. Che i loro nomi (fioroniani, bersaniani, eccetera) non siano altro che etichette che gli iscritti, ora, faticano davvero a sopportare, in cui gran parte di loro non si riconoscono più. E il voto su Prodi è stata la molla che ha fatto saltare tutto. Ecco perché, questa volta, potremmo avere un Congresso come non lo abbiamo mai visto. Sempre che il Segretario reggente, Epifani, non decida il rinvio o la cancellazione – o forte limitazione – delle primarie, unici metodi per vincere il gioco di cui parlavo: la perpetuazione di etichette oramai vuote, che qualcuno definisce tuttora «sensibilità».

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