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primarie-pd-6Il dibattito politico di queste ore, per gli appassionati di Partito Democratico, si concentra sulle regole del Congresso. Come dice giustamente Ilvo Diamanti, «le regole, d’altronde, non scaldano il cuore dei militanti e degli elettori. Più sensibili ai discorsi sui valori. Ai contenuti. Di cui, peraltro, si sente parlare poco. Le regole, però, contengono i valori».

In questo dibattito, ci sono alcuni punti sui quali, a mio avviso, si discute con l’accetta, e con lo sguardo sempre rivolto ai candidati già in campo e a quelli possibili: se chiudo le primarie, chi favorisco? E se le apro, chi favorisco? Alcuni punti sono i seguenti:

Segretario e candidato premier

Premetto che sono favorevole all’eliminazione dell’automatismo secondo il quale il segretario del PD sarà anche candidato premier, una regola pensata per evitare frizioni tra partito e governo (vedi alla voce: Romano Prodi) ma che, peraltro, funziona solo parzialmente, e funziona bene solo in caso di sconfitta. Perché se Bersani avesse vinto pienamente le elezioni, il Partito Democratico avrebbe dovuto comunque andare a Congresso. Ciò di cui abbiamo bisogno, in questo momento come non mai, è un segretario che in primo luogo si impegni a dare un orizzonte politico di medio/lungo periodo al Partito Democratico, senza l’assillo della propria candidatura alla presidenza del Consiglio, ma senza escludere che possa essere egli stesso il nostro candidato. Perciò, eliminiamo l’automatismo, ma non la possibilità. Detto questo, il dibattito è tutto politico, ed è dibattito da Congresso, non da fase precongressuale e da caminetto delle regole. Non è un’Assemblea nazionale in scadenza che deve essere chiamata a esprimersi sulla materia, ma la nuova Assemblea, anche sulla base degli impegni congressuali presi dal segretario che uscirà vincitore.

Primarie aperte e primarie chiuse  

Altro dibattito tutto politico, altro dibattito da Congresso, non da caminetto. Io credo alle primarie aperte, spalancate, anche per l’elezione del segretario nazionale. E credo contemporaneamente alla necessità di un partito forte e strutturato, capace di ricevere gli input esterni, di rielaborarli, di farli propri, di trasformarli in output che coinvolgano con «azioni» precise chi ci ha fornito l’input.

Il partito solido e il partito liquido

E il partito come ce l’hanno gli americani. Che noi pensiamo che sia liquido, e invece è il partito più organizzato che ci sia, pronto a bussare alle porte (selezionate scientificamente) di milioni di americani, e a far girare online campagne di mobilitazione, su temi specifici. Con un corpo di volonterosi militanti, e un sacco di persone da attivare. Se ci pensate, non è un modello molto distante dal Partito Democratico come vorremmo che fosse: le sezioni, le feste, i militanti. Le mail, il porta a porta, Facebook, le bacheche, il gazebo. I cittadini, gli elettori, le associazioni: il “popolo delle primarie”.

Fare la tessera

Quale significato ha la mia tessera se alla scelta del Segretario del mio partito tutti possono dire la propria? – si chiedono alcuni. Il significato è quello del rovesciamento: rovesciamo la logica per cui il momento in cui far valere la tessera – che coincide, infatti, con il momento in cui esplode il tesseramento, soprattutto quello “organizzato” – sia l’elezione del Segretario, per poi far tornare i tesserati nel silenzio, tra una primaria e l’altra. E facciamo in modo che sia proprio tra una primaria e l’altra che sia necessario sventolare la tessera, e quindi farla, se si vuole davvero partecipare, per discutere, scegliere, decidere su questioni politiche di contenuto. E dare valore aggiunto alle cose, tenendole assieme, facendo ricorso alle esperienze virtuose. Perché non possiamo parlare di IMU e dimenticarci della tassazione sui redditi e del consumo di suolo e dei bilanci comunali. Il Congresso, quindi, diventa la tappa di un percorso, in cui coinvolgere anche i militanti e gli elettori. Per avere risposte, per verificare il nostro operato, insieme al “popolo delle primarie”, che fino a pochi mesi fa era un’entità mitologica, e che ora qualcuno vuole cancellare.

E ce ne sarebbero tante altre di cose da dire.

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