Home

De-Gregori-194A casa mia, il primo lettore di Compact Disc ci entrò nel 1998, quando avevo 12 anni. Era uno di quelli compatti, con la faccia anteriore destinata alle musicassette e quella superiore ai CD. Vi mise piede assieme alla raccolta «Guccini Live Collection», che fu quindi il primo Compact Disc a entrare a casa mia. Subito dopo fu il turno dell’«Antologia blu» e «La buona novella», di Fabrizio de Andrè. De Gregori arrivò qualche tempo più tardi, non a mezzo CD, con le note de «La donna cannone» e «La leva calcistica del ’68», che tra alcuni amici e compagni di squadra ha tirato un filo. Tanto che, ancora oggi, il sabato pomeriggio, qualcuno si sente un calciatore, convinto che in campo ci voglia «coraggio, altruismo e fantasia», e lo scrive su Facebook.

Guccini e De Andrè godevano quindi del vantaggio del Compact Disc che, una canzone dietro l’altra, permetteva di mandare a memoria suoni e parole, e di pensarci su. De Gregori, sfortuna sua, si trovava un gradino sotto e, appunto, le sue prime canzoni le scoprii casualmente, e grazie all’internet. In particolare grazie a iMeshSi trattava quindi di una conoscenza disorganica, non organizzata, non scientifica, anche perché, ai tempi, con il modem 56k, potevo stare al massimo un paio d’ore al giorno sulla rete. Mancava quindi la conoscenza del disco, che nella sua interezza fa la differenza.

Poi avvenne un fatto. E’ un ricordo di quelli che non si dicono, ma sia sufficiente sapere che ascoltai Capatàz, di De Gregori. Per sua – e mia – fortuna, nel frattempo era arrivata la connessione ADSL. Capatàz divenne il mio manifesto politico. La mia interpretazione della canzone – e anche questa è una di quelle cose che non si dicono, ma per questa volta facciamo un’eccezione – racconta di persone che prendono coscienza di loro stesse, che aspettano il segno giusto per mettersi in cammino, svincolarsi dal capatàz, e costruire l’altro tipo di futuro che immaginavano. Il segno giusto può arrivare solo quando cambia il tempo e il vento, perché la storia è così, non ci si può andare contro, bisogna solo saperla leggere. Bisogna saper cogliere il momento, il cambio di sentimento, per cambiare le cose. Questa storia la calavo nel contesto italiano, rendendola più piccola di quel che in realtà è.

A questa cosa ho creduto, tanto che il giorno delle elezioni del 24 e 25 febbraio – ho votato PD alla Camera e al Senato, e in Regione – pensavo che fosse proprio quello il momento. D’altra parte ricordate, no?, la sicurezza con cui la coalizione di centrosinistra si presentava alle urne. Con il delinearsi dei risultati pensai anche che era tutto finito. Il tempo e il vento erano cambiati con la primavera arancione, ma il Partito Democratico non era stato in grado di cogliere il momento. Il risultato elettorale non descriveva perciò solo una mezza vittoria nelle urne, ma una clamorosa sconfitta storica, perché navigavamo con il vento a favore, ma le nostre vele ne sfruttavano solo la metà, e noi non ce ne accorgevamo. Nel mio pessimismo pensai subito a un altro ventennio in balìa delle destre.

Arriviamo a oggi o, meglio, a ieri. Io, ieri, ci sono rimasto davvero male nel leggere l’intervista a De Gregori pubblicata sul Corriere. L’ho letta diverse volte, e di Capatàz non ci trovavo nulla. Nulla. Forse avevo sbagliato tutto. Allora ho pensato a che volesse dire che «c’è un altro tipo di futuro». Escludendo l’ipotesi che De Gregori sia impazzito, ho pensato che probabilmente questa espressione possiamo declinarla nell’intervista – facendo riferimento al passaggio su Slow Food, TAV e piste ciclabili – in quella che De Gregori ritiene un’incapacità di immaginare orizzonti alternativi, ampi, organici, per concentrarsi su faccende piccole e disorganiche e non popolari (nel senso alto del termine) che non possono essere messe a sistema. Per immaginare questi altri futuri – penso che De Gregori dica – si può anche dialogare con l’avversario di sempre, senza parlare di inciucio.

Poi ho pensato che De Gregori sbagliava. Sbagliava nel liquidare le piste ciclabili e i sindacati con una battuta. E penso a VenTo, e penso a Marchionne. E penso ad altre cose – consumo di suolo, casa, IMU, Irpef e quindi lavoro – che se messe assieme possono davvero farci immaginare qualcosa di alternativo e strutturato. Ma De Gregori sbagliava anche nel pensare che l’avversario di sempre possa essere utile per immaginare e realizzare quell’altro futuro di sinistra – De Gregori stesso dice di «pensarsi di sinistra» -, o di importante, sensato, nuovo fatto di queste cose: «Sono convinto che vadano tutelate le fasce sociali più deboli, gli immigrati, i giovani che magari oggi nemmeno sanno cos’è il Pd. Sono convinto che bisogna lavorare per rendere i poveri meno poveri, che la ricchezza debba essere redistribuita; anche se non credo che la ricchezza in quanto tale vada punita. E sono a favore della scuola pubblica, delle pari opportunità, della meritocrazia». Sbagliava perché, semplicemente, gli esponenti del Popolo della Libertà queste cose non le hanno mai volute fare. Mai. Loro hanno in mente un altro tipo di futuro, che non è il nostro. Che non tutela le fasce deboli diminuendo ad esse il carico fiscale sui redditi, ma eliminando a tutti l’IMU sulla prima casa. Che degli immigrati farebbe volentieri a meno. Che crede che i poveri si rendano meno poveri con la social card. Che alla scuola pubblica affianca la scuola privata alla Formigoni. Che della meritocrazia e delle pari opportunità se ne frega. 

Nella mia ingenuità – e in queste ore mi sto rendendo conto che la mia ingenuità è tanta – pensavo che quell’altro tipo di futuro si potesse costruire partendo dagli otto punti di Bersani, o qualcosa di simile Ora non so tanto bene che pensare, in questa terra di nessuno, e non ho nemmeno la pretesa di avere ragione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...