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H11269ZTHO468Ieri, come molti di quelli che capitano su queste pagine, ho letto l’intervista che Massimo Gramellini ha fatto a Matteo Renzi. Una domanda, la penultima, mi ha offerto lo spunto per questo post.

Sono scomparse le polemiche sulle primarie.  

«Perché stavolta sono aperte. Può votare anche chi non sa a memoria l’Internazionale o gli Inti Illimani».

Battute a parte, davvero non riesco a capire perché queste primarie sarebbero aperte e quelle del 2012 non lo fossero (mi pare evidente che Renzi si riferisca alle primarie 2012, non a quelle 2009, che prevedevano praticamente le stesse regole di adesso). Non riesco a capirlo per tre motivi:

  1. Alle primarie congressuali ci si arriva solo dopo un passaggio interno ai circoli e quindi agli iscritti, preceduto da una raccolta firme o tra gli iscritti o tra i delegati dell’Assemblea nazionale. Nel 2012 non fu previsto il passaggio nei circoli, ma solo la raccolta delle firme.
  2. Potranno votare coloro che hanno sempre potuto votare, e cioè coloro che “dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del Partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrate nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori”.
  3. Le primarie congressuali non prevedono un secondo turno ma, qualora nessun candidato raggiungesse la maggioranza assoluta, un ballottaggio a scrutinio segreto al quale partecipano i componenti dell’Assemblea nazionale.

Ma la cosa che mi sta facendo veramente impazzire, e che non interessa praticamente a nessuno, è la gestione dei Congressi locali, per eleggere i segretari di Circolo, quelli provinciali e quelli regionali. L’idea geniale, questa volta, è fare prima i congressi locali, per poi procedere verso l’alto, fino all’elezione del Segretario nazionale. Un proposito encomiabile, cercato per evitare che le mozioni nazionali si ripetano a cascata verso il basso. Il regolamento vieta addirittura che i candidati locali possano fare alcun riferimento alle candidature nazionali, stabilendo che “non sono consentiti riferimenti ed apparentamenti tra i candidati territoriali e quelli nazionali. Analogo principio viene stabilito per i Congressi regionali”.

Tutto bellissimo. Peccato per due cose. La prima: i congressi regionali si terranno l’anno prossimo, così da evitare che Matteo Renzi si porti a casa tutti i Segretari regionali grazie a una sorta di effetto trascinamento dal nazionale.

La seconda è molto più grave: i congressi di Circolo e i Congressi locali devono svolgersi entro il sei novembre, ma le candidature a Segretario provinciale devono essere depositate entro l’undici ottobre, con le firme e tutto il resto. Esatto: si tratta della stessa data di presentazione delle candidature al nazionale. Ora, capite voi che con un regolamento nazionale approvato il 27 settembre, con i regolamenti provinciali (approvati dagli organi territoriali) in molti casi non ancora approvati (nella mia provincia si andrà ad approvarlo questa sera, lunedì 7 ottobre), i tempi di presentazione delle candidature sono talmente stretti da azzerare qualsiasi dibattito nei circoli e da favorire le dinamiche che il regolamento nazionale vorrebbe scongiurare: che si ripropongano a livello locale le stesse fratture portate dai candidati nazionali. I Congressi provinciali avranno come protagonisti discussioni vuote, dibattiti che già si sa come vanno a finire, scelte fatte sulla base delle appartenenze e non delle proposte. Si tratta dell’ennesima derisione ipocrita dei circoli, schiacciati da forze che si muovono sopra e sotto di loro. Forze che hanno nomi e cognomi. E’ questa la prima cosa da cambiare nel Partito Democratico.

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