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PD: OCCUPYPD CONSEGNA A PRODI MAGLIETTA 'SIAMO PIU' DI 101'Anche nella mia provincia ci stiamo avvicinando al congresso provinciale del Partito Democratico, che si terrà in contemporanea ai congressi di Circolo, prima di inaugurare il percorso che ci porterà alla scelta del segretario nazionale.

Ho molto apprezzato un post pubblicato sul sito del PD di Castiglione Olona, firmato da Dario De Munari, e indirizzato a tutti i livelli territoriali del Partito Democratico. L’ho apprezzato perché finalmente parla di cambiamento. «Non ne parliamo già abbastanza di cambiamento?», direte voi. Sì, ma De Munari pone finalmente la domanda giusta. Cambiare va bene, ne abbiamo bisogno, ma come?

Mi sto impegnano per sostenere due candidature, quella di Giuseppe Civati alla segreteria nazionale e quella di Sara Battistini alla segreteria provinciale. Proverò a dare qualche risposta a nome mio, stimolato dalle domande, perché abbiamo bisogno di riempire il dibattito di contenuti. E questo è il mio piccolo contributo.

Il partito lo cambieremo, non so quando, ma lo cambieremo, attraverso i meccanismi democratici che l’organizzazione stessa prevede, senza alcuna forzatura. Perché siamo democratici, in tutti i sensi. Il partito che vogliamo è un partito prossimo, nel senso di quello che verrà, ma anche nel senso di vicino. Prossimo fisicamente, perché riconosce dignità agli elettori e agli iscritti, dandogli voce non solo in occasione delle primarie, ma tra una primaria e l’altra, organizzando e stimolando dibatti in ogni Circolo, organizzando referendum interni. Prossimo idealmente, perché le cose che abbiamo promesso in campagna elettorale (sul rapporto con Berlusconi, sull’IMU, sugli F35) non vengano più tradite facendo l’esatto opposto di quanto avevamo detto.

Le correnti non le vogliamo. Non le vuole nessuno le correnti. Lo dicono tutti, proprio tutti, è troppo facile. Ma se ci pensate bene, le correnti non esistono più. Perché una volta le correnti erano aree di pensiero e rappresentavano sensibilità diverse all’interno dello stesso partito. E meno male che, all’interno di un grande partito, ci sono sensibilità diverse. Il vero problema è stata la degenerazione correntizia, che ha svuotato di contenuto politico l’appartenenza a un’area per riempirla di volontà di spartizione del potere. Il sintomo sono le nomine politiche negli enti pubblici, che hanno premiato i conoscenti e non i competenti. Interverremo quindi sul legame troppo stretto tra partiti e potere. Un legame che si autoalimenta, come ha spiegato benissimo Zagrebelsky (qui).

Guarderemo a tutte quelle componenti della società civilissima che ci hanno appassionato durante la primavera arancione, costruiremo insieme a loro le risposte alle domande che ci hanno fatto sulla gestione dell’acqua e sulla gestione dei beni comuni, sulle disuguaglianze che attraversano questo Paese, senza distinzioni generazionali, perché dobbiamo rappresentare il cassaintegrato, lo studente, il pensionato che riceve la minima, il giovane precario e il titolare di una microimpresa, che alle volte finisce per sfruttare se stesso. Guarderemo alla passata coalizione “Italia Bene Comune”, perché dobbiamo ricostruire tutto il centrosinistra come lo avevamo immaginato, da Prodi a Rodotà. Costruiremo quindi dei mulini a vento, perché il vento, la fuori, c’è, e soffia forte. E a tutta questa energia, a tutta questa passione e rabbia, dobbiamo offrire ingranaggi e leve politiche. Perché non vada disperso, il vento. O perché non diventi tempesta, e lasci solo un cumulo di macerie.

L’uguaglianza la costruiremo ridando centralità al lavoro, premiandolo. E per premiarlo bisogna sgravarlo da un carico fiscale che oramai, soprattutto sulle fasce più basse di reddito, ha raggiunto quote inimmaginabili. Possiamo alleggerire la tassazione sui redditi da lavoro subito di 5 miliardi di euro, ricavandone 4 dal gettito dell’IMU e 1 dall’indicizzazione delle pensioni d’oro (qui trovate i conti precisi). Premieremo così, finalmente, chi paga le tasse. E faremo una battaglia seria, scientifica, senza eventi mediatici, ma incrociando i database, contro chi le tasse le evade. E ogni euro che recupereremo sarà destinato a un’ulteriore riduzione del carico fiscale sui lavoratori. Costruiremo un Paese a misura di lavoratore, e non di proprietario, dove non sia più conveniente dare un box in affitto che avere un lavoro.

Mentre scrivevo ho pensato che, forse, dobbiamo solo riportare un po’ di umanità in questo partito.

Mandami tanta vita, come vuoi. Sulla rete, sul sedile di un treno, davanti a un teatro, a fine serata. Quando vuoi. L’importante è rispondere, io ci sono. O almeno ci provo. Chiudere i boccaporti o gli account, non salverà nessuno. Proprio nessuno.

Tratto da qui.

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2 thoughts on “Tanta vita, per cambiare il Partito

  1. Pingback: Tanta vita , per cambiare il Partito | PD Castiglione

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