Home

Questa storia comincia dal circolo del Partito Democratico di Castiglione Olona, in provincia di Varese. Dalle bandiere rosse, di stoffa pesante, del PCI e del PSI che dentro vi sono appese, incorniciate. E dalla strada verso casa, che non doveva essere quella che ho fatto. Avrei dovuto andare a vedere una partita di calcio, quelle del sabato pomeriggio, a Brunello, un piccolo paese che dista circa un quarto d’ora da Castiglione. Non ci ero mai stato prima, e non ci sono ancora stato, nel senso che il navigatore del mio smartphone non funzionava a dovere, che ero in ritardissimo e sarei arrivato a partita finita. Perciò ho cercato di orientarmi e sono rientrato verso casa, prendendomela comoda, passando per le strade che di solito non faccio, quelle meno trafficate, che passano tra i campi e i boschi che, da Castiglione Olona in giù, diventano sempre più rari.

Il cielo è grigio, gli alberi quasi spogli. Le foglie sono dei colori dell’autunno. E la strada procede a curve, a salite e a discese, più o meno ripide. Fino a farsi piatta. Il paesaggio cambia gradualmente, il più bello me lo lascio alle spalle. Mi ricordo che me lo faceva notare anche mio papà, quando il sabato pomeriggio andavamo a fare le trasferte – sempre per le partite di pallone -, il cambiamento del paesaggio. Bastano pochi chilometri e davvero tutto cambia. Da una serie di paesi che non sono altro che la prosecuzione di Busto Arsizio e Gallarate, ai prati e agli alberi, che ci sono ancora, poco più a nord, tra un paese e l’altro.

Quelle strade le conosco, e conosco anche quei campi da calcio. Conosco gli spogliatoi. Conosco il manto – più o meno – erboso. Sono a Cairate. Fuori dagli spogliatoi c’è un ragazzino che si sta pulendo le scarpe. Ha una maglia verde, con inserti gialli e bianchi. E io non posso confondermi: quella è la mia maglia, e quello è anche un po’ il mio campo.

Era la stagione calcistica 2001/2002. La leva calcistica dell’86, di Solbiate Olona, quell’anno si trovava di fronte a un’impresa a cui non era abituata: perdere il meno possibile, insieme ai ragazzi del 1987. Con quelli del 1985 si era appena conclusa una stagione straordinaria, come erano straordinarie tutte quelle stagioni in cui giocavano assieme i ragazzi del 1985 e quelli del 1986. Dai pulcini, agli esordienti, fino a – finalmente – i giovanissimi. Campionati su campionati vinti. “I pulcini terribili della Solbiatese”, aveva scritto La Prealpina, quando per la seconda volta consecutiva vincemmo il campionato a punteggio pieno (la prima senza subire reti, la seconda subendone una). Ma vincere il campionato giovanissimi era un’altra cosa. Perché si facevano le finali e perché la squadra vincitrice avrebbe avuto accesso al campionato regionale, insieme alla leva successiva (1987, appunto). Vincemmo il campionato (tutte le partite vinte, tranne una pareggiata). Feci otto gol, giocando da mezz’ala (il nostro mister, vecchio stile, giocava così, altroché interni ed esterni). La semifinale del campionato provinciale la vincemmo uno a zero, a Caravate, contro il Laveno. Di quella partita ho in testa – e non lo dimenticherò mai – il mio lancio in profondità, Daniel che si invola, riceve, salta il portiere e insacca. Arrivammo alla finale da favoriti. E ci presentammo con il pullman. Si giocava a Laveno, contro il Viggiù. Una partita maledetta, di quelle che attacchi, attacchi, attacchi, e poi ti infilano in contropiede. Sbagli un rigore. Un altro contropiede, il loro secondo gol. Segnammo il gol della bandiera. Non era mai successo prima di prendere due gol nella stessa partita. Ho il ricordo delle lacrime del ragazzo che aveva sbagliato il rigore, in pullman. E di mio padre che mi dice che i genitori e i tifosi del Viggiù, a inizio gara, speravano di prenderne il meno possibile.

Perdemmo la finale, ma la categoria giovanissimi della Solbiatese – evento storico – fu comunque ammessa alla categoria superiore: i giovanissimi regionali. Ci apprestavamo ad affrontare il campionato insieme ai ragazzi del 1987, che poi erano gli stessi con cui giocavi la domenica in oratorio, che vedevi a scuola e al parco. Le altre compagini, invece, erano di quelle che cominciavano a selezionare i ragazzi migliori della zona e che avevano la prima squadra che militava nelle categorie dilettantistiche più elevate (Serie D, Eccellenza, Promozione), mentre la nostra prima squadra militava nell’ultima categoria in assoluto del calcio: la mitica Terza Categoria. Non avevamo paura di nessuno, però. E fu proprio nel derby con il Cairate che decidemmo di dare il meglio di noi stessi. Il campo era quello lì che ho rivisto oggi. Le magliette o erano le stesse che indossava quel ragazzino che si puliva le scarpe, o erano comunque molto simili. In porta giocava un mio vicino di banco e di casa, che dopo quell’anno non gioco più. Ma quella partita, ragazzi, che partita che fece. Domenica mattina, fango oltre le caviglie, Luca in una forma eccezionale vola letteralmente da un palo all’altro. Un paio di volte il pallone lo colpisce del tutto fortuitamente. Ma non varca la linea di porta. Sono passato a fare il libero da qualche settimana. E non è più come fare la mezz’ala. Il fango ce l’hai addosso. E con il portiere, e con tutto il reparto difensivo, non retrocedi di un centimetro, ti dai forza a vicenda. E riparti, cercando di sorprenderli, calciandola lunga. Che poi c’è Daniel, si spera. E infatti va così. Lancio lungo, 1 a 0 per noi. Segna Daniel. Il tempo non passa, è questione di centimetri e minuti, sappiamo che manca poco. Altro lancio lungo. Daniel riceve, salta un uomo, il secondo lo stende in aria. Sul dischetto si presenta Fabio, che spiazza il portiere. Noi impazziamo di gioia. Il ritorno lo giochiamo a Solbiate. Vinciamo ancora, 2 a 1 in rimonta. Segno su punizione il pareggio e un altro Fabio – con cui sono stato in classe dalle elementari alla maturità – risolve in mischia.

Quell’anno la leva calcistica dell’86 retrocedette per un punto. Ma io ricordo ogni singola partita, i risultati, i marcatori. I miei compagni. E i due mister – padre e figlio. Basta una giornata d’autunno, e un ragazzo che si lava le scarpe prima di entrare in spogliatoio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...