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C’è un’espressione che ritorna spesso nei discorsi dei dirigenti del Partito Democratico. Non potrei metterci la mano sul fuoco, ma credo che l’abbiano usata sia Matteo Renzi che Enrico Letta, nei loro discorsi di ieri all’Assemblea nazionale. L’espressione è “la difesa del bipolarismo”. Per la quale ci vuole una legge elettorale, ad esempio.

Tutte le volte che sento dire che “dobbiamo difendere il bipolarismo” impazzisco. Perché mi chiedo di quale bipolarismo parliamo. Un bipolarismo che esisteva nei nostri sogni (e solo nei nostri sogni, perché nella realtà era già stato spazzato via prima) e nella conformazione degli schieramenti fino alla fine di febbraio. Fatto dalla solita destra berlusconiana e da Italia Bene Comune. Tutto questo non c’è più: non c’è più solo la destra berlusconiana – forse, diciamo – e non c’è più di sicuro Italia Bene Comune. C’è un’altra cosa, una «maggioranza politica coesa» – per dirla con Letta – costruita da pezzi dei precedenti schieramenti bipolari. I restanti pezzi o non hanno partecipato da subito a questa «maggioranza politica coesa» (SEL) o ne sono fuoriusciti (Forza Italia), e non ci aspettiamo che questi costruiscano un “polo” assieme.

Ce n’è invece un altro, di “polo”. Quel polo che ha trasformato, il 25 febbraio, il nostro amato, semplice ed elegante bipolarismo in un meno gestibile tripolarismo.

Alla luce di tutto ciò, quando qualcuno del Partito Democratico parla di “difesa del bipolarismo”, può riferirsi a:

  • Il bipolarismo “pre 25 febbraio”, quello della destra berlusconiana e di Italia Bene Comune. Un bipolarismo che non c’è più, né nella conformazione degli schieramenti né nel corpo elettorale. Un bipolarismo che, prima di evocare, bisognerebbe perlomeno cercare di ricostruire, recuperando il nostro schieramento di allora.
  • Il bipolarismo composto da la “nuova maggioranza politica coesa” e la nuova Forza Italia, ignorando di fatto il Movimento 5 Stelle.
  • Il bipolarismo composto da la “nuova maggioranza politica coesa” e Movimento 5 Stelle, ignorando Forza Italia.

Io, nella mia ingenuità, mi auguro che evochino quel bipolarismo che è un tripolarismo, quello che esisteva nei nostri sogni prima del 25 febbraio, anche se i segnali che tendono in questa direzione non sono chiarissimi. Negli altri due casi, nel caso “maggioranza politica coesa”, cambierebbero davvero troppe cose.

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One thought on “Il bipolarismo che non c’è (ma che dobbiamo difendere)

  1. a me non piace il bipolarismo; in Italia è chiamato “alternanza democratica”; in realtà è la regola infantile “adesso comando io, dopo (?) comandi tu!” Comandare uno alla volta, e l’altro zitto, non è democrazia! è l’alternanza dell’arroganza, del dispotismo. Democrazia è partecipazione, dialogo, corresponsabilità! Ma forse nella politica è un sogno. Ma i sogni ci fanno vivere!

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