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inaugura3Per diversi motivi mi sono trovato a raccogliere materiale su Expo e su alcune cose che ruotano attorno a Expo. Il risultato è questo post, che assomiglia molto a una scheda informativa. Alcuni passaggi sono presi da testate giornalistiche, che trovate citate. Chi avrà il coraggio di arrivare fino in fondo (spero) avrà a disposizione numerosi elementi per farsi un’idea su quali sono le gravi problematiche che Expo si trova ad affrontare, e quali i possibili scenari che ci attendono.

TERRENI E LAVORI

I terreni sui quali sorgerà Expo occupano oltre 1 milione di metri quadrati di aree agricole. Sono stati acquistati da Arexpo, che si è accollata la proprietà per conto dei soci di Expo (Governo, Comune, Regione, Provincia, Camera di Commercio di Milano), per circa 300 milioni di euro, in parte anticipati dalle banche. Di conseguenza, per ripagare i debiti e rientrare dall’investimento, successivamente questi terreni potranno essere messi all’asta1.

A causa dei recenti scandali e dei ritardi accumulati nei lavori, si sono aperte due questioni relative alla continuazione di questi ultimi. La prima riguarda l’ampliamento della legge speciale a favore della Fiera di Milano, che dovrà gestire gli appalti e gli affidamenti per gli allestimenti. La seconda questione riguarda direttamente l’impresa Maltauro, al centro degli scandali: si sta valutando una sua possibile sospensione – ha dichiarato Giuseppe Sala, commissario unico – dai lavori che riguardano le vie d’acqua e alcune architetture di servizio, per un totale di 230 milioni2.

Lo stesso Enrico Maltauro, imprenditore vicentino, avrebbe confermato in pieno l’ipotesi secondo la quale esisterebbe un sistema architettato dalla “cupola” (Frigerio, Greganti e altri) fatto di appalti pilotati e mazzette. Maltauro avrebbe versato circa 600mila euro, a fronte di una richiesta di 1,2 milioni.

FINANZE E COSTI AGGIUNTIVI

Alle entrate previste mancano 120 milioni di euro. Metà di questi dovrebbero essere versati dalla Provincia di Milano, che però non ha questa disponibilità e che quindi, uscendo dalla società, farebbe ricadere sul Governo l’onore: Matteo Renzi si è assunto questo impegno pochi giorni fa, da rispettare entro il 4 giugno. Gli altri 60 milioni di euro mancanti dovrebbero essere versati dalla Camera di Commercio, la quale però non può versare quel denaro in conto capitale per infrastrutture che non c’entrano con la sua missione. In cambio dovrebbe avere la promesa di ottenere, a fine evento, il Palazzo Italia3.

Il bilancio consuntivo è stato approvato in perdita di 7,4 milioni di euro: a fronte di uscite pari a 74,5 milioni di euro vi sono state entrate per 67.1 milioni. 49 di questi derivano da contributi di partner e sponsor.

Dubbi riguardanti gli appalti e le coperture finanziarie ci sono sin dal primo appalto, quello relativo alla rimozione delle interferenze (pulitura e preparazione dell’area). CMC ha vinto la gara con un ribasso del 43% sulla base d’asta (53 milioni contro 90 milioni), ma successivamente, “riscontrati” costi maggiori, ha richiesto e ottenuto 30 milioni aggiuntivi extra bando. Stessa sorte si prospetta per i lavori di realizzazione della piastra espositiva: qualora si facesse valere la clausola per la velocizzazione delle opere i costi per Expo aumenterebbero di circa 125 milioni. Si tratta di risorse già messe a bilancio, certo, ma che potevano essere risparmiate. La città di Milano, inoltre, chiede 130 milioni per le cosiddette «city operations», “cioè il miglioramento di trasporti, eventi culturali e sicurezza in attesa degli ipotizzati 20 milioni di visitatori”4 (Il Sole 24 Ore).

PARTECIPAZIONI E STAMPA ESTERA

Al momento i Paesi aderenti sono 147. Tra questi, i contributi economici maggiori arriveranno da Emirati Arabi (60 milioni), Cina (40 milioni), Germania (40 milioni), Stati Uniti (35 milioni). Hanno già rinunciato alla partecipazione Turchia, India e Svezia. Sono in bilico Ucraina, Mali, Siria, Repubblica Centrafricana. Non hanno ancora confermato Norvegia, Finlandia, Olanda, Danimarca, Islanda, Portogallo, Canada, Sudafrica e Australia.

I tedeschi del Die Welt parlano già di rischio fallimento: «Uno scandalo corruzione rischia di far fallire clamorosamente l’Expo di Milano e ora le conseguenze mirano a far tremare anche i vertici politici. Un vero e proprio terremoto che può far crollare anche uno degli ultimi lati buoni che un Paese così sconquassato dalla crisi come l’Italia voleva, con tutte le proprie forze, mostrare orgogliosamente al resto del mondo».

La preoccupazione, ma soprattutto l’indignazione per la nuova tangentopoli milanese è palpabile anche sulla testata conservatrice francese Le Figaro dove il corrispondente storico Richard Heuzé parla apertamente di «ritorno dei grandi scandali a 20 anni dall’operazioni ‘Mani pulite’ che ha spinto Ban Ki Moon, segretario generale dell’Onu, a far ritirare la propria foto dal sito ufficiale di Expo. Solo poche settimane fa a Roma Ki Moon aveva presentato con Renzi l’impegno dell’Onu per Expo 2015. Adesso, a quanto pare, non è più così convinto.

Lo scandalo all’ombra del Duomo non sorprende invece i britannici del Financial Times, che titola «Le accuse di corruzione sembrano normali nella politica e  negli affari italiani». Una etichetta che certo non giova alla nostra credibilità negli affari in un momento in cui possederla è fondamentale per ricominciare a crescere e per attirare capitali esteri. L’editoriale di Guy Dinmore appare come un atto d’accusa con poche speranze: «In Italia alcune cose non cambiano mai, e a più di 20 dall’inchiesta milanese di “Mani Pulite” in cui i magistrati fecero crollare l’ordine politico del dopoguerra rivelando il nesso di corruzione fra politica ed affari, il presidente del consiglio Matteo Renzi lotta per limitare i danni di indagini simili».5

OPERE COLLEGATE: LE GRANDI INCOGNITE

Per quanto riguarda le infrastrutture collegate a Expo, “su 11 progetti fondamentali, 5 sono in grave ritardo”6. Si tratta di:

  • Strada Rho – Monza: lunga meno di 10 km ma ritenuta indispensabile per il grande evento, è stata oggetto di contestazione da parte di comitati ambientalisti e sindaci locali. Il Ministero ha tardato nel concedere la VIA e al momento non è chiaro dove saranno reperiti i 250 milioni necessari alla realizzazione.
  • MM4: Comune e Regione hanno dovuto rinunciarvi per concentrare le attenzioni sulla MM5.
  • Vie d’acqua: è un grande canale che, da nord a sud, servirà a irrigare Expo, proseguendo fino alla Darsena. I lavori sono in ritardo di 4 mesi sulla tabella di marcia. Si dovrà perciò pensare a soluzioni di transizione.
  • Tramvia Milano – Seregno: cancellata la Milano – Limbiate, questa difficilmente sarà pronta nel suo complesso entro maggio 2015.
  • Autostrada Pedemontana: è il progetto più costoso di tutto il pacchetto, equivalente a 5 miliardi per 70 km di strada. Tra un anno probabilnente sarà realizzato completamente solo il primo lotto e sarà cantierizzato il secondo. A oggi la disponibilità finanziaria è pari a 1,7 miliardi.

SISTEMA DI POTERE

«Dalle intercettazioni [inerenti all’inchiesta su Expo] emerge la centralità dell’appartenenza a Cl. Ma anche qche quell’epoca è finita, che servono nuovi equilibri. Gli avvoltoi di Expo scelgono anche il moderno Caronte: Maurizio Lupi, incarnazione di Cl, esponente di NCD nonché Ministro delle Infrastrutture. La cupola si affida a lui, garantito anche dal suo “sottosegretario ombra”: l’ex senatore di Forza Italia, Luigi Grillo, arrestato con l’accusa di associazione a delinquere nell’inchiesta per turbativa d’asta e corruzione. “Lì c’è una persona che è un comune amico nostro, che gli fa proprio da assistente… che è Gigi Grillo e questa qua si può benissimo affidare a Gigi, perché Lupi e Gigi si devono in continuazione perché lui gli fa praticamente da sottosegretario… sempre lì… perché… io quanto gliene ho parlato (a Lupi, ndr) poi mi ha detto ‘tu con Gigi’… gli ho detto ho capito di non andare avanti col discorso”. A parlare è Gianstefano Frigerio, ora in carcere, già coinvolto in Mani Pulite da segretario della DC milanese. Frigerio ragiona al telefono con Enrico Maltauro, amministratore delegato dell’omonima impresa edile, una delle più grandi d’Italia, indicato dagli inquirenti come capo della “compagnia degli appalti” di Expo. A Lupi recapitano anche “un biglietto con il nome di Antonio (Rognoni, ndr) per suggerirlo come presidente Anas”. Il ministro ieri ha negato di aver ricevuto il pizzino e al momento non si sa se sia stato rinvenuto dagli inquirenti durante le intercettazioni”7.

Quel che emerge, in definitiva, è l’esistenza In Lombardia di un sistema di potere parallelo a quello dell’amministrazione guidata da Roberto Maroni. Maroni ha da sempre promesso discontinuità sia rispetto alla gestione formigoniana sia rispetto alla passata gestione interna al suo partito, sventolando ramazze: la realtà dei fatti racconta tutta un’altra storia: in Lombardia la realizzazione di Expo è nelle mani di blocchi di potere composti da faccendieri che da anni agiscono indisturbati. In nessun altro Paese europeo si sarebbero nuovamente trovati a che fare, venti anni dopo, con Primo Greganti.

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1 Il Fatto Quotidiano.

2 Il Sole 24 Ore.

3 Il Fatto Quotidiano.

4 Il Sole 24 Ore.

5 Exponotizie2015.it

6 Il Sole 24 Ore.

7 Il Fatto Quotidiano.

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