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Premessa: sono contentissimo per le vittorie del centrosinistra in numerosi ballottaggi. Sono particolarmente contento per i capoluoghi lombardi: Bergamo, Cremona e Pavia.

Altra premessa: il voto alle amministrative è praticamente l’opposto del voto alle Europee. Più d’opinione il secondo, molto pratico e immediato il primo. Il ballottaggio, inoltre, ci permette di esplorare altre dinamiche, perché alla praticità del voto si aggiunge una scelta bipolare all’interno del contesto tripolare nel quale dovrebbe muoversi la politica italiana.

Ecco. Forse un pezzetto della seconda premessa è sbagliato: siamo sicuri che la politica italiana si fondi ancora su un contesto tripolare? E siamo sicuri che sia ancora corretto interpretare i risultati facendo ricorso alle categorie destra sinistra? Siamo sicuri, insomma, che la Brianza sia davvero diventata rossa?

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Per farci un’idea possiamo citare i dati delle elezioni politiche passate. Nel 2008, a Giussano (brianzissima), il PdL di Berlusconi ottenne il 39,6% dei consensi. La Lega Nord il 28,3%. In totale: 68%. Nel 2006 la coalizione di centrodestra che si presentava alle politiche ottenne il 70,7% dei voti. Nel 2001 la sola Forza Italia ottenne il 41% dei voti. Un anno fa Italia Bene Comune, a Giussano, ottenne 2852 voti, pari al 19,1% del totale. Il centrodestra ne otteneva 6734, pari al 45,1%, il M5S 2859, pari al 19,2%.

Nel 2009 le elezioni amministrative a Giussano andarono così: 8580 voti al centrodestra, 2848 alla coalizione di centrosinistra, 2503 a una coalizione centrista.

Arriviamo ai giorni nostri. Al primo turno il centrodestra regge, ottenendo 5174 voti (38,8%), il centrosinistra va al ballottaggio con 3953 voti (29,6%). Al terzo e quarto posto rispettivamente la lista centrista targata NCD con 1841 voti (13,8%) e il M5S con 1506 voti (11,3%). Aggiungendo i quinti classificati otteniamo un totale di voti validi pari a 13339.

Al secondo turno il sistema diventa bipolare e succede l’impossibile. I voti validi risultano 8566, segnando una diminuzione del 35,7%. La lista di centrodestra ottiene 3782 voti, perdendo 1392 voti, pari a una caduta del 27%, di quasi 9 punti inferiore al totale. La lista di centrosinistra, invece, ottiene 4787 voti, crescendo del 21%, per 834 voti. Da dove saranno arrivati questi 834 voti? Verosimilmente non dalla lista di centrodestra, ma verosimilmente neppure in toto dal M5S: una parte è necessariamente arrivata dagli elettori della lista centrista targata NCD, che al primo turno era arrivata davanti al M5S. Le proporzioni non le sapremo mai, ma risulta decisamente verosimile che anche alcuni elettori della lista centrista targata NCD abbiano scelto la lista di centrosinistra.

A questo punto emerge la differenza rispetto al voto alle Europee: qui Renzi (e gli 80 euro, per capirci) non c’entra un bel niente. Qui c’entra la collocazione del Partito Democratico e di quello che dovrebbe essere il centrosinistra, perché nel momento in cui «vinci troppo» – e vincere a Giussano è «vincere troppo» – non puoi che porti anche questa domanda: sta cambiando e, nel caso, come sta cambiando il DNA del Partito Democratico? La Brianza è davvero diventata rossa nel giro di una manciata d’anni? O, al contrario, è il tavolo da gioco che sta cambiando?

In Lombardia ben 18 comuni su 33 (tra cui i capoluoghi Bergamo, Cremona e Pavia) andati al ballottaggio hanno scelto di cambiare, passando al centrosinistra. In Veneto 8 su 21. In Piemonte i tre capoluoghi al ballottaggio (Biella, Vercelli, Verbania) sono passati dal centrodestra al centrosinistra.

Per concludere, la mia preoccupazione è che gli elettori non abbiano compiuto una scelta tra destra e sinistra, scegliendo la sinistra per cambiare. Ma che abbiano scelto la sinistra all’interno del bipolarismo tra una forza moderata, di governo, per certi aspetti garante del sistema, e una forza dichiaratamente anti-sistema ed estremista quale il M5S, anche laddove questa non era presente al ballottaggio. Come se il voto che allora era di centrodestra sia scivolato automaticamente verso un soggetto che ora quegli elettori percepiscono come moderato (e conservatore? Possiamo spingerci fino a qui?), affidabile, garante del sistema. Al contrario non percepirebbero più come tale quello che dovrebbe essere centrodestra, in parte inglobato, nelle sue frange più moderate, dal Partito Democratico stesso, in parte relegato a una posizione di marginalità.

Il voto di Livorno, dove il M5S ha vinto al ballottaggio grazie anche e in larga parte ai voti di una lista collocata a sinistra del centrosinistra, è un ulteriore argomento a favore di questa tesi. L’elettorato di sinistra che non si riconosce nel Partito Democratico, perché – come quell’elettorato di centrodestra in Brianza – lo percepisce come garante del sistema, vota il M5S, sperando che possa cambiare (rivoluzionare?) le cose.

Se davvero la strada è questa – e ho io stesso dei motivi per dubitare che sia così, pur avendo scritto questo post e pur cogliendo alcuni indizi -, se siamo sulla strada per un nuovo bipolarismo tra una forza garante del sistema e una forza antisistema, che andrebbe a sostituire il bipolarismo tra due visioni del mondo diverse ma che si collocano all’interno dello stesso paradigma, beh, ecco, allora abbiamo un problema.

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